Molfetta, il maestoso Crocifisso dei Cappuccini. Foto di Maria Cappelluti

Molfetta, il maestoso Crocifisso dei Cappuccini. Le straordinarie foto di Maria Cappelluti

Uno dei più belli e imponenti crocifissi esistenti in Italia si trova a Molfetta, nella Chiesa dei Cappuccini. Un’opera d’arte spettacolare, immortalata nelle bellissime foto di Maria Cappelluti, di grande impatto per i visitatori che hanno la fortuna di visitare la chiesa per la prima volta. Una storia molto particolare.

Particolare del grandioso Crocifisso dei Cappuccini di Molfetta, da vedere,
ammirare, ma anche studiare. Ph Maria Cappelluti
L’espressione del Cristo in agonia sulla Croce è di forte realismo, ma pur nello spasimo dell’intensa sofferenza, conserva una bellezza austera, di serena accettazione del dolore e di offerta di sé alla morte, nella consapevolezza del sacrificio compiuto per amore degli uomini. Ph Maria Cappelluti

L’opera dominante nella chiesa del Ss. Crocifisso o dei Padri Cappuccini di Molfetta è il grande Crocifisso di legno dipinto con lo sfondo della pala d’altare rappresentante il Calvario

Occupa tutta la parete di fondo del presbiterio, al di sopra dell’altare maggiore. E’ incorniciata da una macchina barocca lignea, finemente intagliata con motivi floreali, che richiama l’edicola con frontone ad arco spezzato e due colonne tortili per lato, su cui i tralci di vite rampicante, con frutti, riportano al vino che, nell’Eucarestia è sangue versato dal Cristo crocifisso.

La macchina barocca, attualmente dipinta in più toni di grigio era – in passato – splendidamente rivestita con lamine argentee e dorate e risale come gli altri stucchi alla prima metà del 1700. L’autore del Cristo crocifisso è ignoto.

Alcuni esperti studiosi, per lo stile e specie per il perizoma delle fasce colorate, tipiche di indumenti ebraici per la preghiera, ipotizzano un’ascendenza di scuola veneta dell’opera. Altri ritengono l’opera di scuola napoletana della seconda metà  del 1600.

La maestosa figura del Cristo crocifisso, sull’altare maggiore della Chiesa dei Cappuccini, pur umiliato sulla croce, è pervasa da una tale regale dignità, da suscitare intesa emozione religiosa e profondo raccoglimento. Ph Maria Cappelluti
Nicola Gliri, sacerdote bitontino, l’autore del Calvario dipinto ad olio sulla grande tela che integra alla perfezione il grandioso crocifisso, fu un pittore attivo nel corso del XVII secolo. Nacque a Molfetta nel 1634, morì a Molfetta nel 1687 all’età di 53 anni. Erede della maniera purista di Cesare Fracanzano, ha elaborato una formula pittorica facile e pacata, particolarmente gradita alle committenze ecclesiastiche, soprattutto monastiche. I suoi primi lavori furono realizzati nel 1652 assieme a Carlo Rosa per le chiese di San Benedetto e dei santi Medici a Conversano.
Tra il 1658 e il 1666 lavorò a Bitonto nella chiesa del Carmine, poi in molti altri centri della Terra di Bari e persino della Basilicata. Le sue ultime opere note furono le tele per il Duomo di Bitonto nel 1687.

L’autore del Calvario dipinto ad olio sulla grande tela è Nicola Gliri, sacerdote bitontino. Il grandioso scenario è opera di notevole effetto espressivo, dove la scultura lignea e il dipinto sono in perfetta integrazione.

Il braccio verticale della croce misura m. 4,80; quello orizzontale m.2,30. In alto un cartiglio porta il titolo della condanna (GESÙ NAZARENO RE DEI GIUDEI) in tre lingue: ebraico, greco, latino.

Sul crocifisso, dopo il restauro del 2004 sono riemersi i colori originali che ne evidenziano meglio i particolari; l’incarnato chiaro del corpo, il rosso vivo del sangue, il violaceo delle lividure, il castano dei capelli e della barba, il verdastro della corona di spine, i colori ocra bianco e verde del perizoma.

Il corpo del Cristo, alto m. 1,82, è ripreso frontalmente nell’istante della morte; ha il capo reclinato sulla spalla destra; la bocca e gli occhi semi-chiusi.

L’espressione del viso è di forte realismo, ma pur nello spasimo dell’intensa sofferenza, conserva una bellezza austera, di serena accettazione del dolore e di offerta di sé alla morte, nella consapevolezza del sacrificio compiuto per amore degli uomini.

Molfetta, Chiesa dei Cappuccini – Sull’altare maggiore si possono ammirare un enorme crocifisso in legno di scuola veneziana del XVI sec., donato dalla famiglia Cucumazzo e un dipinto su tela con lo stemma di questa famiglia, realizzato dal pittore bitontino Nicola Gliri nel XVII sec.

Dal capo coronato di grosse spine, scendono sul corpo rivoli di sangue, come pure dal costato trafitto. Dalle mani inchiodate, il sangue fluisce lungo le braccia che tendono al basso a sostegno del corpo pendente e senza vita. Sul viso sofferente, una barba appena ondulata ne segue il profilo affilato. I capelli raccolti con naturalezza sulla nuca, ricadono sulla spalla destra. Il perizoma a fasce, di ebraica memoria, annodato sul fianco destro, ricade con un lembo leggermente mosso, lungo la croce.

La gamba destra, appena flessa, si stringe all’altra con i piedi sovrapposti, sanguinanti, senza suppedaneo, inchiodati al legno con un solo chiodo,

La maestosa figura del Cristo, pur umiliato sulla croce, è pervasa da una tale regale dignità, da suscitare intesa emozione religiosa e profondo raccoglimento. L’abbandono fiducioso del Figlio alla volontà del Padre, insegna all’uomo che l’unica via per la redenzione, passa attraverso la croce.

Tratto dal libro di Leonardo Lotti: La Chiesa dei Cappuccini in Molfetta.

Alla Chiesa dei Cappuccini sono legati affettivamente molti molfettesi. Da secoli vi è il culto del grande Crocifisso, ritenuto tra l’ altro miracoloso.
Attualmente viene anche curato il culto a S. Pio da Pietrelcina del quale ogni 23 settembre si solennizza la festa con la processione al termine della quale il Vescovo celebra una S. Messa sul sagrato della chiesa.

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Il 15 gennaio 2005, nella città di Molfetta, è stata riaperta al pubblico la chiesa dei frati cappuccini, dal titolo “SS. Crocifisso”. La chiesa, rimasta inagibile per quattro anni, è stata finalmente restituita al popolo e al servizio liturgico in tutta la sua bellezza. Ora si presenta luminosa e splendida per le preziose decorazioni barocche di cui è adorna, con le statue e i dipinti che la rivestono e la rendono come “una sposa pronta per il suo Signore”. Il volume “La Chiesa dei Cappuccini in Molfetta” di Leonardo Lotti, vuole essere una guida per il fedele cristiano e per chiunque desideri conoscere la storia dei frati cappuccini nella città di Molfetta. Presenza risalente al 1540, cioè agli inizi dell’Ordine Cappuccino, nato nelle Marche nel 1528 e diffusosi poi nel mondo. La chiesa del SS. Crocifisso in Molfetta è considerata la chiesa madre dei frati cappuccini della Puglia. Ogni opera d’arte in essa custodita è brevemente descritta e se ne presenta il valore storico-artistico, insieme al messaggio cristiano. Ph Maria Cappelluti

 

 

Commenti



One Comment

  • Corrado

    Il Crocifisso fu donato nel 1682 dal reverendo don Francesco Antonio Cucumazzo. Fu fatto lavorare in Venezia, condotto a Molfetta dove fu portato processionalmente in questa chiesa. Alla data del 3 maggio 1682 doveva essere ancora sistemato sull’altare.
    Corrado Pisani

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