Antonio Azzollini lascia il Senato ma non la politica attiva

Antonio Azzollini lascia il Senato ma non la politica attiva

Antonio Azzollini lascia il Senato dopo ventidue anni di onorato servizio, ma sicuramente non lascerà la politica attiva

Antonio Azzollini

Antonio Azzollini, classe 1953, Senatore della Repubblica italiana dal 1996, Presidente della Commissione Bilancio del Senato per oltre 12 anni (dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2015), già Sindaco della città di Molfetta per circa 6 anni (dal 2006 al 2008 e poi dal 2008 al 2012), non è candidato al Senato. Nel suo cursus honorum mancherà il sesto mandato a Palazzo Madama. Quisquilie direbbe Totò. 

Inutile forse aggiungere che nessun politico molfettese ha avuto una carriera politica così autorevole, almeno da quando esiste il parlamento nazionale (monarchico o repubblicano). Abbiamo scritto “inutile aggiungere”, ma solo per le persone raziocinanti, quelle che guardano ai dati incontestabili, alla storia degli uomini che non è rottamabile.

Antonio Azzollini non è un politico perfetto, ma in fondo nessun uomo politico lo è. Ha gestito il suo potere a volte con arroganza e presunzione. Ha trasformato a volte in dogmi indiscutibili anche quelli che invece erano discutibilissimi pregiudizi suoi o della sua ristretta cerchia di inossidabili amici, pregiudizi che hanno pesato in maniera negativa non solo sul destino politico delle persone.

Ha elargito spesso, politicamente parlando, “perle ai porci” e ha mortificato spesso persone e menti, che non avevano altro interesse se non quello di continuare a fare bene quello che stavano facendo nell’interesse della città o che avevano semplicemente una più che legittima voglia di fare, null’altro. Ha spesso imposto in modo canonico, perché così doveva essere e perché lo aveva deciso lui, o la sua cerchia ristretta, anche decisioni inutili che spesso hanno generato incredibili e insanabili fratture, molte delle quali potevano essere tranquillamente evitate. Tra l’altro lui non ha mai nascosto di essere «notoriamente  accentratore».
Accentrare può servire a consolidare il potere, ma non sempre, soprattutto quando si è da trent’anni in primo piano sulla scena politica locale e nazionale. Andava solo aggiunto e declinato il nuovo verbo: «aggregare». L’aggregazione messa in scena negli ultimi mesi e finalizzata a rendere più agevole la ricandidatura è stata solo artificiosa, al limite del teatrale, tale da non aver ingannato gli osservatori attenti. Il politico non abdica al suo ruolo quando opera con disinvoltura in quella “terra di nessuno” morale che è l’esercizio del potere, ma quando lo fa semplicemente per l’autoconservazione sua o della sua associazione politica, quando cerca di accumulare potere in modo del tutto autoreferenziale, senza più obiettivi strategici.

Guardiamo però alla sua incredibile carriera politica, ai fatti concreti. Ebbene, questi gli hanno dato ragione. Ai critici, sempre, va lasciata la libertà di critica. In tanti hanno scritto di lui nel bene e nel male, del suo modo di fare politica, del suo personalissimo modo di gestire le cose della politica. Legittimo farlo, ma da uomo di potere qual è, allevato alle regole del “centralismo democratico”, sapeva bene che per conquistare nuove fette di potere i dissensi – a volte pure legittimi – dovevano essere tacitati, o quando si poteva, narcotizzati e nascosti sotto il tappeto. Un maestro nell’utilizzo disinvolto delle leve del potere, dalla creazione del consenso alla freddezza nel mettere fuori gioco gli avversari e i competitori. Giusti o sbagliati che siano i suoi metodi, i risultati gli hanno dato ragione per quasi tre decenni.

Si può abbattere l’uomo ma non si può più abbattere la sua storia. Ne siamo certi: avrebbe esercitato il sesto mandato da senatore mettendo a frutto tutte le sue smisurate conoscenze. La cultura di cui ha sempre fatto sfoggio l’uomo Antonio Azzollini è arcinota in tutto il nord barese e in tutta la Puglia. Non inganni il suo mostrarsi in pubblico, nella sua città, come uomo arcaico. L’uomo era ed è ancora molto popolare in città anche perché profondamente popolano. Un po’ oltre però quella figura di popolano c’è un uomo dalla cultura incredibile che riuscirebbe a parlare per ore e ore di meccanica quantistica e astrofisica. L’uomo va giudicato nel suo complesso mettendo da parte quella eccentricità politica che sovente ha manifestato.

Diciamo le cose come stanno effettivamente: in una stagione dove oramai contano solo i lacchè, le madame, ecc… un’intelligenza effervescente come la sua avrebbe creato seri problemi “in alto loco” al “nuovo circolo di qualità” insediatosi ad Arcore. Una scelta discutibile, quella di esautorarlo, e per giunta in questa maniera così poco chiara. Un metodo forse non del tutto nuovo però per il già “Sindaco-Senatore-Presidente”, solo che questa volta si è trovato dalla parte della vittima.

Il Rasoio di Occam

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