Una civilissima usanza pretoriana: lo sgozzamento dell'Imperatore
venerdì 20 ottobre 2017

Una civilissima usanza pretoriana: lo sgozzamento dell’Imperatore

Negli ultimi due secoli dell’Impero romano era nata una civilissima usanza: appena un imperatorucolo faceva il prepotente lo sgozzavano. Spesso “gli sgozzatori imperiali”, facevano parte della guardia pretoriana.

Pretoriani – Rilievo conservato al Museo del Louvre (Parigi, Francia) I pretoriani furono istituiti come corpo permanente da Augusto nel 27 a. C. sull’esempio delle cohortes praetoriae, reparti di truppe a disposizione diretta dei generali nell’ultima età repubblicana. Furono inizialmente composti di nove coorti, tre delle quali stanziate vicino a Roma, le altre in prossimità di città italiche. Funsero da vera guardia del corpo dell’imperatore finché rimasero sotto la sua diretta dipendenza; nel 2 a. C. il loro comando venne assunto da due prefetti del pretorio di grado equestre. Caligola rafforzò il corpo dei pretoriani elevando il numero delle coorti a dodici, ognuna delle quali disponeva di 500 uomini circa. Molto presto ebbero mano nell’imporre propri candidati al soglio imperiale. Costantino li abolì nel 312. Prestavano servizio per 16 anni e godevano di notevoli privilegi rispetto ai legionari. Il servizio nel corpo dei pretoriani era molto vantaggioso per chi ambiva a far carriera: i più capaci potevano ricoprire alte cariche nella carriera equestre.

L’Impero romano nasceva ufficialmente nel 27 a.C. con Ottaviano Augusto, nel 476 d.C. la parte occidentale di esso crollava mentre quella orientale, l’Impero bizantino, durerà fino alla conquista turca del 1453.
Nei cinquecento anni della sua storia sul trono si sono seduti 105 imperatori, contando anche gli usurpatori che hanno regnato pochi giorni (come Salonino, appena 30 giorni nel 259). Sono 106 se nell’elenco si inserisce Caio Giulio Cesare. 
La maggior parte di loro, sono morti di morte violenta: uccisi (raramente in guerra) o suicidi. Per fortuna dopo la morte venivano divinizzati, come rimarcò ironicamente il grandissimo Vespasiano poco prima di spirare (uno dei pochi nel suo letto): “Ah! Mi sa che sto per diventare un dio”.

Giulio Cesare, il primo morto ammazzato. Seguirono gli imperatori della dinastia giulio-claudia, con l’invidiabile media di tre su cinque (che diventano quattro su cinque se si considera che Tiberio, creduto morto e quindi sostituito da Caligola, quando si riprese dal delirio venne soffocato tra le coperte, per evitare problemi col nuovo imperatore eletto). Poi le pecore nere delle rispettive famiglie, Domiziano (Flavi) e Commodo (Antonini). Infine, gli imperatori Severi, anche loro finiti nel sangue.

I pretoriani intervennero per eleggere e deporre imperatori per la prima volta nel 41 con l’uccisione di Caligola e l’acclamazione di Claudio da parte delle truppe. Il nuovo imperatore si mostrò molto generoso donando ben 15.000 sesterzi a ciascuno dei pretoriani. Il 15 gennaio del 69 i pretoriani insieme ad altri reparti dell’esercito uccisero Galba ed acclamarono imperatore Otone.

Soldati pretoriani a piedi (sulla sinistra) e a cavallo (sulla destra del pannello, equites singulares) oggi presenti sull’Arco di Costantino e che in origine facevano parte del grande fregio di Traiano

In seguito, per un lungo periodo che va da Vespasiano, a Marco Aurelio i pretoriani non si intromisero nella gestione dell’impero, ma questo periodo di pace finì quando salì al trono Commodo: i pretoriani, dopo avergli salvato la vita e averlo sostenuto nei primi anni di governo, furono coinvolti nella sua uccisione. Dopo l’eliminazione del suo successore Pertinace, la porpora imperiale fu addirittura messa all’asta e l’impero fu “venduto” a Didio Giuliano nel 193, che aveva promesso donativi maggiori del suo oppositore, Flavio Sulpiciano. All’avvicinarsi a Roma di Settimio Severo, proclamato imperatore dalle legioni, i pretoriani abbandonarono tuttavia il loro protetto e obbligarono il senato a dichiararlo decaduto. Il nuovo imperatore, dichiaratosi vendicatore di Pertinace, fece sfilare i pretoriani disarmati fuori le mura di Roma e li sostituì con truppe di origini asiatiche, africane e in particolare danubiane.

Dopo l’uccisione di Caracalla (217) chi ne prese il posto fu il prefetto del pretorio MacrinoAnche Eliogabalo, fu ucciso dai pretoriani che proclamarono Alessandro Severo come imperatore il 22 marzo del 222. Dopo un periodo di anarchia militare in cui gli imperatori venivano proclamati dalle legioni, nel 238 in accordo con il Senato i pretoriani elessero Gordiano III imperatore, inizialmente sotto la tutela della madre e del prefetto del pretorio Timesiteo. Morto Timesiteo, il nuovo prefetto Filippo l’Arabo nel marzo del 244 uccise Gordiano nella marcia verso Ctesifonte, con l’appoggio dei soldati esausti della lunga campagna militare. Nel 249 dopo la sconfitta di Filippo contro Decio i pretoriani eliminarono il figlio del vecchio imperatoreSevero Filippo, che era stato precedentemente nominato cesare.

Nel giugno del 276 il prefetto del pretorio Floriano, alla notizia della morte dell’imperatore Marco Claudio Tacito, di cui era fratellastro, si autoproclamò Augusto, ma solo due mesi più tardi venne ucciso dai suoi stessi soldati per acclamare imperatore Marco Aurelio Probo. Nel 312 i pretoriani, fedeli a Massenzio, combatterono con grande eroismo nella Battaglia di Ponte Milvio, di conseguenza il vincitore Costantino I, dopo l’ingresso trionfale a Roma, sciolse definitivamente la Guardia e fece smantellare “l’accampamento del Viminale” (in realtà il Castro Pretorio si trovava a discreta distanza a nord-est del Viminale, fuori da pomerio serviano, in zona pianeggiante, e fu incluso da Aureliano nella nuova cinta muraria della città). Il posto dei pretoriani fu assunto dalle schole palatine, le quali ebbero lunga vita poi a Bisanzio ormai legate alla persona dell’imperatore e destinate a seguirlo nei suoi spostamenti, e non più alla Capitale.

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