Fiorentino, il luogo dove si avverò la profezia |
venerdì 20 ottobre 2017

Fiorentino, il luogo dove si avverò la profezia

L’Italia perse con lui, per secoli, la speranza dell’unità. Il nascere attorno a lui di leggende mostra quale alta luce promanasse al mondo dal fascino della sua idea imperiale. Stiamo parlando di Federico II di Svevia, lo stupor mundi.

Morte di Federico II di Svevia
Federico II ammalato e la sua corte è al suo capezzale, da un miniatura medievale.

La morte tolse a Federico di Svevia la possibilità di vincere. Ma il trionfo dei suoi nemici non durò a lungo. “L’idea dell’indipendenza dello Stato dalla Chiesa – scrive Benedetto Crocefu ripresa da altri sovrani di Europa e dagli stessi comuni, non più nella forma dell’invecchiato Impero, né dell’assolutismo cesareo-bizantino-islamitico, ma dei nuovi stati nazionali, i quali, volessero o non volessero i pontefici, si ricordarono sempre di Federico svevo, e, con Dante, lo dannarono e lo ammirarono, e, per conto loro lo imitarono.”
 
Quello da lui portato al fastigio fu “il primo stato opera d’arte”, come ebbe a dire il Burckhardt. “Di Federico – ricorda ancora il Croce – sono state sempre e giustamente celebrate la legislazione ricondotta ad altezza romana e a sistema, l’amministrazione e la giurisdizione commesse a ufficiali regi,… il favore alla cultura e all’intelligenza, la costante tendenza razionalistica opposta al superstizioso e barbarico e passionale procedere che ancora perdurava in altre parti d’Europa”.

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Fiorentino – Cippo commemorativo

Nel dicembre del 1250 l’imperatore di Svevia si trovava a Foggia e in uno dei suoi spostamenti fu colto da un malore e costretto a fermarsi a Fiorentino. La leggenda racconta che gli fu preparato il letto in una camera della torre del castello, con la testata addossata alla parete. Mentre giaceva malato, si ricordò di quanto gli avevano predetto gli astrologi: sarebbe morto presso le porte di ferro, in una città il cui nome conteneva la parola fiore. Per questo motivo Federico aveva evitato di visitare Firenze. Non aveva però considerato l’esistenza di Fiorentino. L’ imperatore ordinò allora che fossero esaminati i muri della torre in cui giaceva. Si scoprì che nello spessore della muraglia, proprio nella parte dove si trovava in letto, era celata una porta di ferro. Fu allora che esclamò: «Questo è il luogo della mia fine, come mi era stato predetto. Sia fatta la volontà di Dio».

La suggestione del mito rende Fiorentino un luogo magico. La vita avventurosa di Federico e i suoi legami con l’astrologia e la negromanzia hanno fatto sì che anche in altri luoghi il suo passaggio si intrecciasse alla leggenda. Si narra di un possibile incontro tra l’imperatore e San Francesco d’Assisi nel castello svevo di Bari. Federico, a conoscenza di quello che il frate predicava nel regno, lo avrebbe invitato per mettere alla prova la sua castità. Mentre si accingeva a riposare sulla nuda terra nella camera che gli fu preparata, l’imperatore gli mandò una donna giovane e bella. Il frate non si scompose e invitò la fanciulla a stendersi sul giaciglio accanto a lui.
Il castello di Gioia del Colle si lega invece alla leggenda di Bianca Lancia, forse l’ unica donna che riuscì a conquistare veramente il cuore dell’ imperatore. Federico la rinchiuse in una torre durante la gravidanza di Manfredi per un sospetto di infedeltà. Bianca Lancia non poté resistere all’umiliazione: si tagliò i seni e li inviò all’imperatore assieme al neonato, morendo di lì a poco. Da allora si dice che ogni notte nella torre dell’imperatrice si oda un flebile lamento.

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Fiorentino – Resti del Palatium
Castello di Gioia del Colle – Sala de Trono

Il sito archeologico – La città di Fiorentino, il luogo ove il 13 dicembre 1250 si è spento l’Imperatore Federico II, in questi ultimi anni è stata al centro dell’attenzione di archeologi e storici.

I recenti scavi archeologici (1982-1992), hanno evidenziato elementi che fanno pensare a Fiorentino come una sede importante, una vera e propria cittadella con una cattedrale, una zona urbana e, nella parte ovest, il “Palatium” dell’Imperatore. I resti dell’antico abitato di Fiorentino si trovano in agro di Torremaggiore (FG), a 9 km a sud di questa Città, sull’estremo versante ovest di una collina detta dello Sterparone: uno sperone interfluviale delimitato a nord dal Canale della Bùfola (o Bufala o Bùffala) e a sud da un piccolo corso d’acqua detto il Canaletto. (Raggiungibile da San Severo percorrendo la strada che porta a Castelnuovo della Daunia).

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Fioentino – Rovine della Cattedrale in una stampa di fine ‘800

Fiorentino vanta un’origine in comune con altre “città di frontiera” volute dai Bizantini: infatti, agli albori dell’XI secolo gli imperatori bizantini tentarono di consolidare i loro possedimenti in Italia meridionale continuamente minacciati dai Longobardi a nord e dagli arabi a sud. Per attuare tale piano, i Catapani inviati da Bisanzio si lanciano alla conquista della Daunia, al fine di spostare i malsicuri confini del Thema di Longobardia (suddivisione amministrativa dell’epoca), segnati dal fiume Ofanto, verso quelli meglio difendibili delimitati dal corso del Fortore. Nascono così, tra il 1018 ed il 1040, grazie alla febbrile attività edificatoria dei Catapani Basilio Bojohannes e dell’omonimo suo figlio, numerose città-piazzeforti con il compito di munire la nuova frontiera di efficaci baluardi contro incursioni e razzie, ripopolando il Tavoliere, allora semideserto.

Questi centri neoformati, quali Fiorentino, Troia, Dragonara, Civitate, Montecorvino, Tertiveri e Devia, furono da sùbito elevati a sedi vescovili, ad eccezione di Devia. Le città fondate dai due Catapani con lo scopo di difendere la nuova frontiera dalle sortite longobarde, in realtà avrebbero poi dovuto servire a fronteggiare razziatori d’altra provenienza: i Normanni, assoldati dai Longobardi. Nel tardo Medioevo questi siti sono stati abbandonati (tranne Troia), andando a costituire così un interessante patrimonio archeologico.

Fiorentino fu baluardo dei Bizantini nell’XI secolo, contea Normanna nell’XII, nel XIII secolo, con gli Svevi, entrò a far parte del demanio, mentre gli Angioini la diedero in feudo. I ruderi di Fiorentino erano leggibili e misurabili ancora nel secolo scorso, quando il Fraccacreta li studiò. Le case dovevano affollarsi le une accanto alle altre, fino a schiacciarsi contro le mura di cinta, ma avevano dimensioni maggiori di quelle finora supposte, come hanno acclarato gli scavi archeologici recentemente eseguiti. Costruzioni artisticamente di rilievo e di dimensioni imponenti erano la cattedrale ed il palazzo di Federico II. La strada principale era detta “magna platea” ad essa doveva corrispondere almeno un’altra strada di minore larghezza, forse parallela, come la “platea vicinalis”. Le rimanenti vie erano strettissime e dovevano formare un dedalo e si riversavano nella strada principale.

In epoca normanna la città conobbe un’apprezzabile espansione urbanistica con la nascita di un sobborgo, il “Carunculum”, situato ad est dell’abitato, che in definitiva era l’unico versante in cui si poteva edificare. In questo periodo tutti gli spazi liberi (i casalina) vengono invasi dalle abitazioni che non risparmiano nemmeno il vallo che circondava il castello. Solo la luce che proveniva dalle strade illuminava i vari ambienti delle case, non essendovi cortili né giardini interni.

I Normanni eressero, sull’estremità più alta della collina, un piccolo castello, che successivamente Federico II fece trasformare nel suo “Palatium”. Esso divenne uno dei “loca Sollaciorum” (luoghi di svago), dove trascorrere il tempo dedicato alla caccia e al riposo. La domus (collocata nel lato ovest della collina) con l’ingresso principale che volge a sud, presenta una forma di rettangolo imperfetto della lunghezza di 29 metri e della larghezza di 17 metri, diviso in due grandi ambienti, con muri rivestiti da belle pietre squadrate ed un pavimento in “opus spicatum” (spina di pesce) di terracotta, con due camini. Inoltre, sono stati trovati all’interno frammenti vitrei policromi, frammenti di capitelli e colonnine forse appartenute a finestre, monete di epoca federiciana.

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San Michele – Monte Sant’Angelo

Probabilmente il palazzo aveva uno o due piani superiori, ciò è ipotizzabile dal grosso spessore delle pareti. Il palazzo era delimitato da un largo fossato.
Nelle abitazioni di Fiorentino sono state trovate, oltre a ceramiche, vetri e colonne, molte fosse granarie o cisterne. A sud della strada principale nella zona urbana si trova la Cattedrale, una chiesa ad una sola navata e monoabsidale, intitolata al santo patrono del popolo longobardo, l’Arcangelo Michele; infatti, la popolazione di Fiorentino e delle altre città piazzeforti era composta prevalentemente da famiglie di origine longobarda, le uniche reclutabili in zona dai Bizantini per popolarle. In Fiorentino vi erano ben dodici chiese. Nella parte orientale del sito, nella zona al confine tra la città ed il sobborgo “Carunculum”, è collocata la Torre ancora parzialmente conservata in altezza, che poggia su uno zoccolo tronco piramidale. Le mura della torre sono ora composte da mattoncini disposti in filari regolari (in origine, il basamento murario era costituito da una cortina lapidea a conci squadrati), l’interno mostra una copertura a crociera costolonata.

Il degrado di Fiorentino iniziò già nel XIII secolo: nel 1255 le truppe del Papa Alessandro IV attaccarono Fiorentino, rimasta fedele agli Svevi, distruggendola; poi gli Angioini, dopo averla parzialmente ricostruita, la usarono solo per scopi militari. Nel 1300, iniziò la spoliazione del sito fino alla totale rovina. Tra gli elementi asportati vi è la gran lastra di marmo, usata come piano dell’altare maggiore nella Cattedrale di Lucera, che si dice fosse la mensa di Federico.

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Mensa di Federico II – Altare di Lucera

Bibliografia: Fraccacreta M., Teatro topografico-storico-poetico della Capitanata, Forni Editore, Napoli 1828. Autori Vari, Fiorentino, Campagne di scavo 1984 – 1985. Galatina (Lecce) 1987. Roberto Matteo Pasquandrea, Fiorentino: una città bizantina di frontiera (XI-XIV sec.) in Profili della Daunia antica, a cura del Centro FG/31 (CRSEC Foggia), Foggia, 1986. G. de Troia, Foggia e la Capitanata nel Quaternus Excadenciarium di Federico II di Svevia, Foggia, 1994. Martin J. M., Cuozzo Errico, Federico II Le tre capitali del regno Palermo – Foggia – Napoli, Napoli, 1995. Martin J. M., L’apporto della documentazione scritta medievale, in: Fiorentino, Cogendo Editore, Galatina 1984. Autori Vari, Fiorentino, Campagne di scavo 1984 – 1985. Galatina (Lecce) 1987. P. Beck, M. S. Calò Mariani, C. Laganara Fabiano, J. M. Martin, F. Piponnier, Cinq ans de recherches archélogiques à Fiorentino, in Mélanges de l’Ecole Française. Moyen Age, 1989.