Francia o Spagna purché se magna! |
venerdì 20 ottobre 2017

Francia o Spagna purché se magna!

“Francia o Spagna, purché se magna”, è un’espressione su un certo tipo di qualunquismo, menefreghismo e opportunismo italiano usata ancora ai giorni nostri. Ma da dove deriva?

Palazzo Montecitorio con il Tricolore - Anonimo del XIX secolo
Palazzo Montecitorio con il Tricolore – Anonimo del XIX secolo

Oltre 4 secoli fa, mentre le corone di Francia e di Spagna si fronteggiavano per la supremazia in Europa e nel nuovo mondo, i principi e i duchi italiani, la classe politica del tempo, gretti, rissosi e municipalistici, incapaci di pensare ad un futuro di prosperità, si appoggiavano o meglio si mettevano a disposizione dell’una o dell’altra potenza pur di salvare un minimo di potere entro le mura della loro cittadella. Allora fu coniato il proverbio “o Franza o Spagna, purché se magna” attribuito a Guicciardini, che era stato prima ambasciatore di Firenze in Spagna, presso la corte di Ferdinando il Cattolico e poi, tornato in patria, aveva propugnato, con l’accordo di Cognac del 1526, un’alleanza con i francesi per fermare lo strapotere di Carlo V e salvaguardare un po’ di indipendenza della penisola italiana.

Oggi si potrebbe tranquillamente dire: “O Sinistra o Destra, purché se magna”. Ci sono politici che cambiano casacca in base alle stagioni, l’importante è stare dalla parte del più forte che, in Italia, ha sempre ragione a prescindere dalle ragioni. Sarà perché non rientra nei canonici vizi capitali ma, in questo paese, l’incoerenza rappresenta il vizio più diffuso e, per questo, il più tollerato. Il paese dei poeti, dei santi e dei navigatori oggi vede qualche poeta ancora in giro, dei santi non c’è più nessuna traccia, ma c’è un gran fracasso dei navigatori da destra a sinistra.

La morale double-face impedisce l’indignazione: tanto, ciò che conta non è sapere chi ha ragione ma a chi conviene darla. La situazione è grave ma non è seria, sentenziava ridacchiando Ennio Flaiano. L’Italia è un paese di pressappochisti dove tutto è “all’incirca”, tutto è fatalmente incerto e approssimativo. “Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione”. Il senso è chiaro, l’autore della frase, realmente ignoto. La frase venne attribuita da Gianni Brera a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli. Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciaridni, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»