Garagnone, la fortezza invisibile nel cuore dell'Alta Murgia
venerdì 20 ottobre 2017

Garagnone, la fortezza invisibile nel cuore dell’Alta Murgia

Un rudere di pietre riverse sopravvissuto ai secoli e a un sisma di 300 anni fa. Il castello del Garagnone, il fascino della  rocca invisibile

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Garagnone, un rudere di pietre riverse tra cave e campi di grano, sopravvissuto ai secoli e a un sisma di 300 anni fa

Una punta di roccia tagliata in cima, questo è oggi il Garagnone. Qui sorgeva un castello e, forse, si stendeva una città nel luogo dove le Murge si interrompono bruscamente dinanzi alla piana che congiunge Spinazzola a Gravina, e creano un fronte continuo, inciso di tanto in tanto dalle lame che conducono dalla valle all’altopiano. Uno sperone di roccia che domina la valle e controlla gli accessi alle lame. Il tempo ha fuso nella stessa sagoma i ruderi del castello e l’alzato roccioso. Della città, invece, nessuna traccia ma i racconti nella valle non resistono all’oblio del tempo, supportati da qualche fonte.

Il castello del Garagnone svolge un ruolo importantissimo nel territorio dell’alta Murgia medievale durante il regno normanno degli Altavilla. Semidistrutto nel terremoto del 1731 il maniero può essere definito un castello invisibile, perché abilmente costruito sulla pietra e con gli stessi materiali provenienti dall’altura, in maniera tale da renderlo facilmente occultabile. Oggi appare come un sinistro rudere, ubicato su un’altura di 600 metri, sulle Alte Murge di ‘Serraficaia’, nell’attuale territorio di Spinazzola.

Il castello rappresenta una testimonianza di quello che era il ‘sistema castellare’ presente in età normanna e sveva in Puglia. Di fondazione normanna il Garagnone è menzionato sin dalla metà del XII come possesso del conte di Andria Ruggero, poi demanializzato dall’imperatore Enrico VI e ceduto dallo stesso all’ordine monastico-cavalleresco dei Gerosolomitani di Barletta.

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Via Appia Traiana
La via Appia Antica è una strada romana che collegava Roma a Brindisi, il più importante porto per la Grecia e l’Oriente nell’antichità. L’Appia è probabilmente la più famosa strada romana, la prima sulla quale apparvero le pietre miliari; la sua importanza viene confermata dal soprannome con il quale i Romani la chiamavano: regina viarum (Stazio, Silvae 2, 12).

Il castello del Garagnone, dominava la piana compresa tra i rilievi che attualmente segnano i confini tra Puglia e Basilicata e dove in età medievale scorreva la via Appia (statio di Silvium) ed anche quell’asse viario che dalla piana di Savignano, attraverso Castel del Monte, giungeva ad Andria. L’importanza strategica di questo sito, attestata anche da E. Bertaux, è confermata da altri complessi fortificati che si rintracciano poco distanti dal Garagnone sui rilievi che oggi sono compresi nel territorio della Basilicata come il castello di Monteserico.

Il nome del sito, compare per la prima volta in un atto notarile del 1149 con il quale un tal Petro Guarannioni F. Amati lo riceve in beneficio da Nicola, figlio di Pietro da Corato.

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Genzano di Lucania – Il Castello di Monteserico
Il castello di Monteserico di Genzano di Lucania non ha un’origine certa, anche se non vi mancano accreditati richiami storici. Giustino Fortunato lo fa risalire all’epoca federiciana, il Giannone lo ritenne normanno e fa risalire la sua edificazione tra il VI e il VII secolo.

Nel 1174 l’esistenza del castello è confermata dalla presenza di un castellano di nome Ionatha. Sin da XIII secolo, si evince da alcuni documenti, come il castello del Garagnone fosse una fortificazione che dominava un vasto territorio nel quale sorgevano altri tipi di costruzione, una torre detta di Maraldo citata nel 1192, e come l’intero insediamento fosse considerato già a fine XII secolo un importante possesso.

Nel periodo federiciano il maniero è ristrutturato e registrato con il termine di domus ad indicare la sua funzione di gestione di territorio tra i più produttivi, in chiave cerealicola-pastorale, della Terra di Bari, se si pensa alla vicinanza con la domus di Gravina, e per il controllo di importati strutture viarie come la via Appia che raccordava i territori da Spinazzola ad Altamura con i nuovi assi viari verso l’Adriatico, Ruvo, Corato, Andria e Barletta. Molte sono le attestazioni della presenza di una Universitas (nome utilizzato per indicare le città nel medioevo meridionale) del Garagnone, che molto probabilmente comprendeva una serie d’insediamenti sparsi per il territorio.

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Castel del Monte

Sotto Federico II il Garagnone fu oggetto di importanti interventi dei quali si ha notizia soprattutto nello Statutum de reparatione castrorum (1241-1246). Qui è attestato come la domus ospitaliera venisse restaurata o ricostruita con il contributo della stessa comunità residente e degli uomini di Valenzano ed Auricarro, feudo quest’ultimo assegnato dall’imperatore svevo all’architetto cipriota Filippo Chinardo.

Un’importanza sempre crescente portò la domus del Garagnone a giocare un ruolo di primo piano all’interno dell’economia dell’Ordine degli Ospitalieri, ma anche delle politiche imperiali federiciane e di quelle regie degli Angioini.
Saccheggiato già nel 1252 da Corrado IV, il Garagnone fu al centro di una ribellione antiangioina a seguito della caduta di Corradino e per questo venne nuovamente saccheggiato nel 1268. Sorte analoga nel 1357 quando il castello fu occupato e incendiato dal signore di Andria Francesco del Balzo.

Il castello del Garagnone oltre che essere citato in molti documenti notarili viene richiamato addirittura nel 1373 nell’inchiesta promossa da Papa Gregorio IX sugli Ospitalieri della diocesi di Trani, l’insediamento è indicato come “grangia attiva dell’Ordine diretta da un tale Fra’ Bisanzio, definito castellano e titolare della domus composta da un dominus Martino, cappellano, e da dieci uomini tra i quali figuravano un panettiere, un fornaio, due uomini di fatica, un acquaiolo ed un carrerius, che invece raccoglieva la legna, mentre per la sorveglianza erano presenti due servientes”.
Il secolo XIV, segna una inversione di tendenza ed il castrum del Garagnone, inizia a decadere. Si riscontra una comunità ridotta, ma comunque dedita ad attività agricole e rurali, già nei rapporti dell’Inchiesta papale del 1373. Lo sfruttamento del territorio, la produzione cerealicola e i pascoli, nei secoli successivi, saranno al centro degli interessi tra i conti di Gravina e Altamura, a cominciare da Francesco Orsini che all’incirca nel 1420 si proclama conte di Gravina e del Garagnone. Le dispute continuarono sino al XVII secolo, quando il possedimento del Garagnone, divenne proprietà privata di Ercole Grimaldi nel 1615, del principe di Cellamare dal 1643, di Giulia Gaudiosi dal 1696, di Giulia Nicastro dal 1705, di Tommaso Mazzacara nel 1710 e dei baroni Melodia dal 1860.
Nel frattempo il castrum doveva aver subito notevoli devastazioni che culminarono nel 1731 quando un terremoto distrusse quanto rimaneva dell’antico castello.

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