I dinosauri a Molfetta: orme di teropodi, grandi e piccoli
domenica 17 dicembre 2017

I dinosauri a Molfetta

Orme di teropodi, grandi e piccoli

Molfetta (Puglia) Orme di teropodi, grandi e piccoli
Molfetta (Puglia)
Orme di teropodi, grandi e piccoli
FONTE WEB: SOCIETÀ PALEONTOLOGICA ITALIANA

In località San Leonardo, sulla la costa adriatica delle Murge nord-orientali e a un chilometro dal Pulo di Molfetta — formazione carsica nota per gli aspetti geologici, archeologici e storici — si trova una cava a pozzo estesa circa mezzo ettaro (5000 m2) all’interno della quale si aprono due piazzali. Sulla superficie del piazzale di cava superiore, Davide Cesare Andriani scoprì nel 2005 alcune orme di dinosauro quando ancora era uno studente di Scienze Geologiche dell’Università di Bari. La scoperta si sommava ad altre analoghe fatte poco prima in Puglia da ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali di Bari e da semplici appassionati. Esattamente dal 1999, anno di scoperta dell’altro importante sito di Altamura, fino a oggi, sono stati individuati in Puglia ben 30 siti ad orme di dinosauro, comprendenti sia orme su superfici di strato in sito, sia orme su blocchi calcarei isolati.

Natura geologica

La cava di San Leonardo si apre in calcari ben stratificati riferiti all’Aptiano medio (105-110 milioni di anni fa), appartenenti alla Formazione del Calcare di Bari, di età compresa fra l’Hauteriviano ed il Cenomaniano (circa 95-135 milioni di anni fa). I sottili strati con strutture sedimentarie di tipo flaser, indizio di una debole corrente di fondo, alternate a livelli stromatolitici prodotti dall’attività cianobatterica e a livelli pelitici riferibili ad episodi di emersione, presentano un andamento ciclico. Tra i macrofossili più comuni si riconoscono frammenti di rudiste e di gasteropodi nerineidi, assieme ai caratteri sedimentologici e incologici indicatori di un ambiente deposizionale da peritidale a subtidale poco profondo.

Storia del sito

Da informazioni ricavate dai proprietari originari della cava e da dati catastali si sa che il complesso estrattivo fu aperto nel XIX secolo e che fu attivo fino alla seconda guerra mondiale. Dopo la guerra l’estrazione fu finalizzata ai soli restauri edilizi e per la produzione di inerti, fino al 1994, quando l’attività cessò. Il ritrovamento di alcune orme di dinosauro da parte di Lazzaro Gigante, un appassionato di paleontologia, su blocchi frangiflutti nel porto di Molfetta e la loro analogia con le orma studiate in Cava suggerisce che i blocchi del porto fossero stati scavati proprio da San Leonardo. Le orme di San Leonardo, assieme a quelle della cava di Giovinazzo, sono state valorizzate per la prima volta da studi per una tesi di laurea. Dal 2008 ad oggi le superfici fossilifere sono state oggetto di due campagne di studio sponsorizzate dall’Università di Bari e dalla Regione Puglia (Progetto “Dinosauria Adriatica“, vincitore del concorso “Bollenti Spiriti 2009“), durante le quali sono state ripulite da detriti, suolo e vegetazione, e le orme accuratamente rilevate. Oggi la tutela del sito, in attesa che la Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Puglia completi la procedura per il vincolo, è garantita dal Dipartimento di Scienze della Terra e Geombientali dell’Università di Bari.

Le orme di dinosauro

Orme di dinosauro Fonte web: molfettalive
Orme di dinosauro
Fonte web: molfettalive

La superficie interessata dalle orme è compresa nel piazzale di cava superiore che si estende per circa 2000 m2. Di questa superficie, circa il 30% è ancora coperto da vegetazione e di detrito che non può essere rimosso senza prima consolidare i versanti della cava. L’associazione a orme è tra le più impressionanti fra quelle note in Puglia, con una densità fino a 20 orme per metro quadro e con la loro conseguente sovrapposizione. Sono state riconosciute almeno sette diverse morfologie di orme ognuna delle quali potrebbe rappresentare un icnogenere diverso. Si tratta delle tracce lasciate dall’attività di grandi e piccoli dinosauri, alcuni erbivori altri carnivori, sia bipedi che quadrupedi, con piste che si seguono per decine di metri. Notevole l’intervallo dimensionale, con orme di teropodi lunghe fino a 45 cm, riferibili ad animali di circa 12 m di lunghezza, e orme più piccole, lunghe 5-7 cm, riferibili a piccoli dinosauri bipedi di circa 1 m. Anche lo stato di preservazione cambia, con aree dove le orme sono ben definite, forse grazie alla presenza di tappeti algali che consolidavano il substrato, accanto ad aree quasi totalmente ablate dalle correnti mareali.

I metodi di studio

In un primo tempo le orme furono studiate con metodi tradizionali, attraverso il loro ricalco su teli di plastica. In tempi più recenti è stato operato un rilievo digitale tramite laser scanner 3D, strumento messo gentilmente a disposizione dal Centro Interdipartimentale Strutture di Museologia Universitaria Scientifica di Bari. I vantaggi offerti dalla tecnologia moderna sono evidenti: maggiore velocità nell’acquisizione dei dati, maggiore “oggettività” nel rilievo, azione non invasiva, a vantaggio della preservazione delle orme, e ampia possibilità di elaborazione e analisi dei dati. Tramite l’uso di stampanti 3D è inoltre possibile riprodurre con grande precisione le orme rilevate, senza doverle aggredire con resine e altro materiale tradizionalmente usato per la produzione di calchi. Oggi già l’80% della superficie esposta è stato rilevato tramite questa tecnologia, con analisi dei dati ancora in corso.

Orma di teropode lunga circa 30 cm FONTE WEB: PALEOITALIA
Orma di teropode lunga circa 30 cm
FONTE WEB: PALEOITALIA

Per approfondire

Bosellini A. (2002). Dinosaurs “re-write” the geodynamics of the eastern Mediterranean and the paleogeography of the Apulia Platform. Earth-Science Reviews 59: 211–234. Iurilli V. & Petruzzelli M. (2010). Cava ad orme di dinosauro – S. Leonardo (Molfetta). In: A. Fiore & S. Valletta (Eds.). Il patrimonio geologico della Puglia. Società Italiana di Geologia Ambientale, Geologia dell’Ambiente Supplemento 4: 130-131. Nicosia U., Marino M., Mariotti C., Panigutti S., Petti F.M. & Sacchi E. (2000). The Late Cretaceous dinosaur tracksite near Altamura (Bari, southern Italy). I. Geological framework. _Geologica Romana_35: 231-236. Petruzzelli M., Iannone A. & La Perna R., 2012. Le orme di dinosauro in Puglia: emergenze da proteggere. Atti Giornata Scientifica “Criticità geologiche del territorio pugliese: metodi di studio ed esempi. Università di Bari, Bari. Petruzzelli M., Razzolini N. & Francescangeli R. (2011). Proposal for an uniform data standard for ichnological 3D tracking and post processing. Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia 117: 521-530. Sacchi E., Conti M.A., D’Orazi Porchetti S., Logoluso A., Nicosia U., Perugini G. & Petti F.M. (2009). Aptian dinosaur footprints from the Apulia platform (Bisceglie, Southern Italy) in the framework of periadriatic ichnosites. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 271: 104-116.

Testo e foto di Marco Petruzzelli e Rafael La Perna.

FONTE WEB: PALEOITALIA

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