Il mistero di San Nicola
domenica 17 dicembre 2017

Il mistero di San Nicola

Il Medioevo, si sa, è pieno di misteri e di lotte fra popoli, genti, chiese e religioni. E anche san Nicola è stato al centro di misteriosi traffici e di segrete trattative tra le grandi città adriatiche dell’XI secolo e i bizantini delle coste turche

San Nicola di Myra, Molfetta, Chiesa del S.S. Crocifisso dei Frati Cappuccini. Quadro della seconda metà del  ‘700. Ph Angy Modugno

La traslazione di san Nicola dalla città di Myra avvenuta nel 1087 ad opera di 62 marinai baresi, “quelli che fecero l’impresa”, ha  del misterioso che confina però con il giallo: furono prelevate dal marinaio barese Matteo, calatosi nel “pozzo” dove erano custodite le ossa del Santo (immerse già da allora nella Manna) tutti i resti del vescovo Nicola? A quanto pare no.

Quando Myra cadde in mano musulmana, Bari e Venezia, che erano dirette rivali nei traffici marittimi con l’Oriente, entrarono in competizione per il trafugamento in Occidente delle reliquie del santo. La predilezione per san Nicola fu normale dal momento che Mira si trovava su un tragitto spesso seguito dalle navi baresi dirette in Siria, per cui non era necessario organizzare una particolare spedizione, dal momento che poteva essere inclusa in un’abituale operazione commerciale. D’altra parte, dove giacevano le spoglie di san Nicola, ormai infuriavano i Turchi, e pertanto i Baresi non potevano essere incolpati di averlo rubato ai cristiani d’Oriente.

Agli inizi del 1087, tre navi colme di frumento salparono come al solito alla volta della Siria. Lo storico Niceforo, afferma che l’impresa fu voluta da alcuni saggi e stimati cittadini baresi che misero a disposizione le loro imbarcazioni. Giovanni Arcidiacono, uno dei due redattori baresi della Translatio, riferisce che circa ottanta marinai, commercianti e schiavi (il numero 62 si riferisce ai partecipanti con diritti civili) tra i quali i sacerdoti Lupo e Grimoldocon tre navi di proprietà degli armatori Dottula, salparono per il porto di Antiochia dove si recarono per vendere i loro prodotti.

La tomba originale di San Nicola in Myra.
La tomba di San Nicola in Myra

In questa città vennero a conoscenza che anche dei mercanti veneziani valutavano l’opportunità di rapire le reliquie di san Nicola. I Baresi allora accelerarono le operazioni commerciali e con le loro tre navi approdarono al porto di Andriake. Una quindicina di uomini rimasero sull’imbarcazione con i rematori, mentre gli altri 47 si inoltrarono per quasi due chilometri all’interno, giungendo alla chiesa che custodiva le spoglie di san Nicola.

In quel luogo trovarono quattro monaci bizantini, ai quali domandarono del “myron”, il liquido che si formava nella tomba del Santo, mentre altri si misero a pregare, dando l’idea di un gruppo di pellegrini. Alla fine i Baresi svelarono il loro intento che era quello di mettere in salvo le reliquie dall’occupazione turca e che erano disposti anche a pagare. Dapprima i monaci replicarono che il Santo non aveva mai acconsentito a nessuno di portarlo in altro luogo ma quando i Baresi tirarono fuori le armi nascoste sotto i loro mantelli, uno dei monaci raggiunse la porta per andare ad avvisare i Miresi di quanto stava succedendo, ma fu subito bloccato. Intervenne, a quel punto un altro monaco, che rivelò dove giaceva il corpo di san Nicola.

Volto di San Nicola
Volto di San Nicola
Pelle olivastra, alto 1 metro e 67 centimetri, morto all’incirca all’età di 70 anni. E’ il ritratto di San Nicola di Myra, secondo lo studio condotto dall’anatomopatologo Franco Introna. Le prime misurazioni nelle tre dimensioni (larghezza, lunghezza e profondità) risalgono al 1957 e sono firmate dal professor Martino. La ricostruzione ha fatto emergere altre curiosità: San Nicola non aveva i denti del giudizio e aveva il naso deviato a destra.

I Baresi si accorsero che la tomba era proprio in corrispondenza dell’apertura da cui veniva presa la manna. Iniziarono perciò a dare delle picconate per aprire la tomba e il giovane Matteo spaccò la lastra del sepolcro e immergendo le mani nella manna che lo riempiva, tirò fuori le spoglie del Santo. Così Matteo prese le reliquie porgendole ai due preti che baciandole, le collocavano in un tessuto. Raccolte le ossa raggiunsero le imbarcazioni e levarono le ancore. L’equipaggio aveva iniziato a distaccarsi dall’approdo, quando videro giungere i primi Miresi che gridarono di lasciare perlomeno una parte dei resti sacri.

Nella notte giunsero alla vicina isola di Kekowa e all’alba ripartirono, arrivando all’isola di Megiste. Durante il viaggio in mare aperto, il cattivo tempo ostacolò la navigazione e per questo furono obbligati a ripiegare in direzione di Patara, ma essendo ancora troppo vicini a Mira, ripartirono e approdarono nel porto di PerdiccaNavigando rapidamente giunsero nel porto di Marciano.

Dopo aver fatto delle soste per rifornimenti, ripresero il largo. Dopo varie soste, giunsero a quattro o cinque miglia da Bari e passarono la notte nell’insenatura della costa di S. Giorgio. Al mattino della domenica del 9 maggio 1087 alcune barche si accostarono e vennero a conoscenza della notizia, accorrendo subito ad avvisare i Baresi dell’arrivo delle navi e del sacro carico. A S. Giorgio, le ossa del Santo furono collocate in una cassa di legno rivestita di pregiati tessuti acquistati ad Antiochia e nel pomeriggio di quel giorno, entrarono nella città di Bari mentre la moltitudine si era già accalcata per partecipare a quell’evento eccezionale. 

Church_Saint_Nicholas_Antalya
Chiesa di San Nicola a Myra, in Turchia da dove sarebbero state trafugate le ossa del santo

Nella fretta di partire da Myra i marinai e i cavalieri commisero un errore, forse voluto, forse no, che avrebbe messo in serio imbarazzo storici e scienziati. Dall’interno del sarcofago venne asportato solo parte del corpo; il rimanente venne lasciato sul posto.

I Veneziani, non si erano rassegnati all’incursione dei baresi e nel 1099-1100, durante la prima crociata, approdarono a Myra, dove fu loro indicato il sepolcro vuoto dal quale i baresi avevano trafugato le ossa. Tuttavia qualcuno rammentò di aver visto celebrare le cerimonie più importanti, non sull’altare maggiore, ma in un ambiente secondario. Fu in tale ambiente che i veneziani rinvennero una gran quantità di minuti frammenti ossei che i baresi non avevano potuto prelevare.

La chiesa di San Nicolò del Lido
La chiesa di San Nicolò del Lido
Fondata nel secolo XI e ricostruita nel XVII, la chiesa conserva colonne e capitelli corinzi e il mosaico pavimentale dell’Antica Basilica di San Nicolò di Lido (1054 d.C.)

Fu solamente 20 anni fa che gli scienziati vennero a capo dell’arcano, che fu risolto anche grazie all’apporto di studiosi. La riesumazione delle ossa e lo studio effettuato il 5 maggio 1953 da un professore universitario, Luigi Martino, conclusero che lo scheletro era incompleto, dando così credito alla tesi «veneziana», secondo cui i marinai baresi, nella fretta di trasferire le ossa di san Nicola sulla loro nave, abbandonarono alcune reliquie, in seguito ritrovate dai veneziani e portate nella Serenissima.

Sembra oramai assodato che nella chiesa di San Nicolò al Lido giacciano i resti delle spoglie mancanti a Bari. Nel 1992 le ossa della tomba custodita a San Nicolò vennero esaminate e ogni reperto catalogato e confrontato con i resti delle ossa baresi. Le due serie combaciavano perfettamente tra loro. 

I baresi, forse per la fretta, forse per altri motivi, avevano rotto lo scheletro, portando via le parti più ingombranti; ai veneziani erano andate le parti più piccole dello scheletro. A Venezia, quindi, sarebbero arrivate alcune ossa di san Nicola, tra cui quelle appartenute alla zona toracica, all’anca e a quasi tutto il braccio sinistro.

interno della Chiesa di San Nicolò del Lido
Interno della Chiesa di San Nicolò del Lido
La costruzione del VII secolo fu rimpiazzata dall’attuale chiesa del XII secolo di impianto romanico basilicale a tre navate. Anche questa seconda fabbrica fu poi ampiamente rimaneggiata nel corso dei secoli, sia all’esterno, con l’aggiunta nel XV secolo di un piccolo portico sul lato settentrionale, sia all’interno, molto ricco, dove nel XVI secolo la navata centrale fu ornata con statue in legno dorato. Le pareti superiori sono decorate da un ciclo di dipinti raffiguranti scene della vita di Gesù Cristo, opera di diversi pittori appartenenti alla scuola del Veronese.

A Bari, invece, si conserva tutto il resto, ma soprattutto il cranio. Gli uomini della Città lagunare giunsero sulle coste turche sulla scia della prima crociata, e cioè almeno nel 1099, ma, giunti alla tomba di Nicola presso la basilica myrense vi trovarono solo alcuni resti. Questi vennero traslati nell’abbazia di San Nicolò del Lido. San Nicolò venne quindi proclamato protettore della flotta della Serenissima e la chiesa divenne un importante luogo di culto.

San Nicolò era infatti venerato come protettore dei marinai, non a caso la chiesa era collocata sul Porto del Lido, dove finiva la laguna e cominciava il mare aperto. A San Nicolò del Lido terminava l’annuale rito dello sposalizio del Mare. Solo in tempi recenti, l’autenticità delle spoglie veneziane è stata accertata, ponendo fine a una secolare contesa fra le due città. 

Perché i baresi non portarono via le ossa che erano più facilmente occultabili? Cosa successe davvero quella mattina nella chiesa?Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1953 le ossa di San Nicola vennero esumate dalla tomba nella quale erano state deposte dal papa Urbano II; nella tomba, un sarcofago di pietra assolutamente impermeabile, venne rinvenuta una sostanza mista alle ossa e del pietrisco, asportato con i resti dai marinai baresi. Gli esperti che analizzarono il contenuto della tomba non riuscirono a trovare una spiegazione scientifica al misterioso liquido, che prese il nome di manna; un prodigio che da allora si verifica di continuo. Un evento insolito, che andò ad aggiungersi a quello che era il mistero dello strano furto a metà.

La ricognizione delle ossa di San Nicola del 1953 Tra la notte del 5 e 6 maggio del 1953 fu eseguita la ricognizione delle ossa di San Nicola, alla presenza di una Commissione Pontificia, presieduta da S. Ecc. Mons. Enrico Nicodemo, Arcivescovo di Bari.
La ricognizione delle ossa di San Nicola del 1953
Tra la notte del 5 e 6 maggio del 1953 fu eseguita la ricognizione delle ossa di San Nicola, alla presenza di una Commissione Pontificia, presieduta da S. Ecc. Mons. Enrico Nicodemo, Arcivescovo di Bari.

Questi uomini arrivano sul posto per svolgere la loro missione, e per non perdere pochi minuti, portano via solo metà scheletro, abbandonando l’altra metà, quindi non compiendo il dovere per cui erano stati ingaggiati. Il 1° ottobre 1089, al termine di un concilio tenuto a Melfi per eliminare le tensioni fra Boemondo e Ruggero Borsa (figli del Guiscardo), papa Urbano II giunse a Bari per porre le reliquie sotto l’altare centrale di quella che sarebbe poi divenuta la cripta della basilica costruita in onore del santo. Che nel 1105 era quasi completamente costruita.

Anche in Francia però sembrano essere giunte le spoglie di San Nicola e precisamente nella Lorena, dove a tutt’oggi si ricorda un suo miracolo. Dopo l’arrivo in Lorena nel 1087 di una reliquia del santo, la mano destra alzata in segno di benedizione (falange della mano destra), riportata da Bari dal signore Aubert di Varangéville, il villaggio di Port, un possesso del signor di Varangéville, diventa Saint-Nicolas-de-Port e dispone a partire dal 1093 di una prima chiesa dedicata al santo patrono della Lorena, San Nicola dei Lorenesi.

Anche la Turchia ha deciso di far arrivare a Myra, le reliquie di san Nicola, fossero anche solo pochissimi grammi di ossa. E poiché non ha avuto fortuna con i baresi ha provato con gli svizzeri, infatti a Friburgo, esiste una chiesa dedicata a Saint Nicholas, al cui interno sono custoditi alcuni frammenti del femore del santo.

Quella di san Nicola è una storia affascinante, densa di punti interrogativi, come la scritta sul portale dei leoni, in “Tectae Cryptae”, nella segreta cripta… ma questa è un’altra storia…

Il volto di San Nicola (di Francesco Introna) Quale il vero volto di San Nicola? Nessuno potrà mai dirlo. L’unica immagine che forse ne raffigurava il volto era l’icona o l’affresco presente nella chiesa di Myra ove il Santo era sepolto, che i baresi tentarono pure di trafugare, senza successo. Immagine che si è persa poi nei secoli.
Il volto di San Nicola
(di Francesco Introna)
Quale il vero volto di San Nicola? Nessuno potrà mai dirlo. L’unica immagine che forse ne raffigurava il volto era l’icona o l’affresco presente nella chiesa di Myra ove il Santo era sepolto, che i baresi tentarono pure di trafugare, senza successo. Immagine che si è persa poi nei secoli.

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