Azzollini interviene al Senato per Forza Italia sul Def
domenica 17 dicembre 2017

Intervento di Azzollini al Senato per Forza Italia sul Def

Analisi lucida e reale, quella del Senatore Azzollini, intervenuto nella seduta di Mercoledì 4 ottobre, per il gruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, sul Def (Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017) e sulla relazione sul piano di rientro verso l’obiettivo di medio periodo.

Il Senatore Antonio Azzollini nel corso del suo intervento sul Def. IL VIDEO DELL’INTERVENTO

Il debito pubblico continuerà a crescere. L’utilizzo della leva del deficit da parte del Governo non ha prodotto i risultati attesi e gli interessi, nonostante l’intervento della BCE, sono superiori a quelli degli altri partners europei; il Governo continua a puntare su variabili esogene, entrate una tantum, spesa clientelare e improduttiva. Nel suo intervento per dichiarazione di voto di tutto il gruppo di Forza Italia al Senato il Senatore Azzollini questi concetti li ha spiegati bene, in maniera comprensibile, con la sua esposizione come al solito lucida e reale.

«E’ chiaro quale sia l’impostazione di questo DEF. Nel DEF, o meglio nella NADEF, da una parte vi è la registrazione di un’accelerazione della crescita che il Governo annette come conseguenza delle proprie iniziative e, dall’altra parte, un obiettivo di medio termine che nuovamente quest’anno, come negli anni precedenti, viene rinviato». Questa la premessa dell’intervento di Azzollini nell’aula di Palazzo Madama.

Il Senatore poi prosegue nella sua esposizione che di seguito riportiamo integralmente.

«Queste sono le due grandezze da considerare. Cominciamo dalla prima: non nego che una parte dell’accelerazione alla crescita sia dovuta alle misure del Governo. In particolare, credo che le misure efficaci siano state quelle sul lato dell’offerta: penso alla cancellazione del costo del lavoro sull’IRAP o alla cosiddetta Industria 4.0, cioè agli incentivi direttamente incidenti sulle imprese. Non c’è dubbio che, su questo versante, la manovra del Governo abbia collaborato all’accelerazione della crescita. Qui però sono finite le ragioni di consenso per il Governo e cominciano quelle di dissenso. Nella NADEF non c’è alcun tentativo di riflessione sulle altre questioni, la prima delle quali è la seguente: la crescita italiana continua a caratterizzarsi per essere inferiore a quella degli altri Paesi europei. Non c’è alcuna riflessione su questo dato. Infatti, al lordo della crescita, se un Paese cresce meno degli altri Paesi europei, si allarga il divario con gli altri Paesi e questo naturalmente si avverte sulle spalle dei cittadini, dei lavoratori e della Nazione nel suo complesso. La seconda questione è che, ovviamente, l’accelerazione della crescita ha beneficiato anche della crescita internazionale. Non vi è dubbio che una parte importante di questa crescita sia dovuta alla componente internazionale. Si potrebbe sorridere al pensiero che un anno il Governo sbaglia per difetto e un altro anno sbaglia per eccesso, ma voglio dire che forse è inutile attribuirsi troppi meriti, perché le accelerazioni in economia non sono il frutto di uno schema cartesiano, ma della volontà e della collaborazione di eventi così numerosi che incidono e producono effetti non voluti all’inizio. Così infatti è stato, a mio avviso: il Governo ha collaborato alla crescita, ma l’accelerazione dipende per buona parte da eventi esogeni all’azione di Governo.

Questo è importante, anche perché non c’è una riflessione attenta su come rendere strutturale questa crescita. Faccio un solo esempio per ragioni di tempo, ma mi importa sottolinearlo come uomo del Mezzogiorno: il comparto privato più importante del Mezzogiorno è l’agricoltura. Il numero di occupati in agricoltura è enorme rispetto ad altri comparti privati. Non c’è riflessione su questo perché al politico, come credo a tutti noi, dell’accelerazione e della crescita interessano soprattutto le ricadute occupazionali. In agricoltura, per un quadro normativo molto confuso e assai penalizzante per certi versi, sia per i lavoratori, sia per i datori di lavoro, si rischia un tracollo. Noi dobbiamo cominciare ad incidere subito su queste materie per fare in modo che quella crescita sia strutturale e quindi incida soprattutto sull’occupazione e sulla condizione dei lavoratori, oltre che su una sana e robusta situazione delle imprese. Allo stesso modo, a mio avviso, è importante la contraddizione tra l’accelerazione della crescita e lo scostamento di medio periodo.

Negli anni si è detto che la manovra doveva avere degli elementi temperanti per il verificarsi di eventi eccezionali, per alcune circostanze definite in ambito europeo e che queste servivano a consentire di effettuare manovre anticicliche di crescita; invece, questa volta si dice che la crescita accelera, però spostiamo ugualmente l’obiettivo di medio termine. In verità devo dire che questo è stato oggetto di dibattito in Commissione e il relatore Guerrieri Paleotti ha individuato ragioni teoriche di un certo interesse che sarà utile considerare nel dibattito, ma qui in Aula la considerazione è politica. A me sembra che l’elemento anticiclico venga violato e questo non ci convince.

Signor Presidente, l’ultimo elemento riguarda la questione degli investimenti. Il Ministro stesso riconosce che gli investimenti privati sono ancora al di sotto dei livelli precrisi e che gli investimenti pubblici soffrono. Contraddittoriamente si afferma che bisogna semplificare, ma si invoca il codice degli appalti, che io invece – l’ho detto più volte e lo ripeto – ritengo sia una delle ragioni per cui l’appostazione per l’investimento pubblico non si traduce in reale investimento pubblico. A mio avviso questa è una contraddizione di grande rilievo rispetto alla quale possiamo solo essere dissenzienti nei confronti del Governo. Sul debito, come ha giustamente detto la collega che mi ha preceduto, mi spaventa il valore assoluto. Quella frazionale riduzione del rapporto tra debito e PIL invocata non mi convince, anche perché negli ultimi tempi l’ISTAT sbaglia un po’ troppo e si corregge anche in un certo lasso di tempo, per cui chissà cosa può accadere nel mentre. Ciò che mi importa invece è questo: ove mai la crescita dovesse riproporre un piccolo aumento dei tassi d’interesse, come dovrebbe essere logico, ciò inciderebbe in maniera molto significativa sullo stock totale del debito. Non c’è nella Nota di aggiornamento in discussione, e quindi nella manovra di bilancio, una riflessione attenta su come ridurre strutturalmente il debito, che è la vera piaga della nostra economia. Per questo, signor Presidente, annuncio il voto contrario sulla Nota di aggiornamento e sulla relazione per lo scostamento di medio termine.»

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