La cattedrale di Troia, una delle più belle chiese romaniche d'Italia
venerdì 20 ottobre 2017

La cattedrale di Troia, una delle più belle chiese romaniche d’Italia

Si fa presto a dire “cattedrali pugliesi”, uno è in vacanza al Gargano, vede il tempo incerto o il mare mosso e fa il giro Barletta-Trani-Ruvo-Castel del Monte. Se è solerte, arriva anche a Molfetta ed a Bitonto. E spesso a Troia non va, perché è fuori strada, più vicina alla Campania che al mare… Niente di più sbagliato!

La cattedrale di S. Maria è il fulcro della città di Troia. Nella facciata spicca al centro il rosone splendida realizzazione fra i semplici oculi dell’arte romana e protocristiana ed i magnifici rosoni dell’arte gotica.
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Troia – La Cattedrale di Santa Maria Assunta

«Tutte le volte che ci troviamo di fronte ad un monumento antico si  aprono davanti a noi due grossi problemi: il problema dell’arte e quello della testimonianza storica. Spesso non sappiamo distinguere quale dei due problemi sia veramente il più importante, perché è sempre difficile fare storia attraverso l’arte, o valutare un’opera d’arte attraverso analisi storiche complesse, ma sintetiche, armoniche e razionali, capaci di vincere i limiti delle nostre specializzazioni. 

La magnifica cattedrale di Troia, uno scrigno di straordinaria bellezza, ricca di significati nascosti dietro i mostri e i ricami di pietra della facciata, le leggende i misteri che la avvolgono.
La magnifica cattedrale di Troia, uno scrigno di straordinaria bellezza, ricca di significati nascosti dietro i mostri e i ricami di pietra della facciata, le leggende i misteri che la avvolgono.

Specializzazioni che ci isolano dal più vasto orizzonte della cultura universale entro il quale l’argomento da trattare va giustamente collocato. Ed è per questo che io posso esprimermi solo con giustificati timori, tanto più che le difficoltà genericamente denunciate per una qualsiasi opera antica, per Troia si devono intendere centuplicate da particolari caratteristiche costruttive e decorative del monumento.

La cattedrale di Troia, da un punto di vista storico, può essere addirittura considerata come una grande raccolta di documenti inconfutabili, per le numerose annotazioni che troviamo incise sulle pietre e sulle sculture, o sui pannelli modellati in bronzo fuso delle due più antiche porte del tempio. Documenti che testimoniano le alterne vicende delle successive lunghe fasi di lavoro che portarono al compimento dell’opera, così come oggi noi la conosciamo […]»  (Ugo Iarussi)

Rosone della Cattedrale di Troia Nella facciata della Cattedrale di Troia, spicca al centro il rosone, splendida realizzazione fra i semplici oculi dell’arte romana e protocristiana ed i magnifici rosoni dell’arte gotica, sostenuti da esili colonne e piombo fuso, ma costituiti principalmente da vetrate multicolori per dare quanta più luce fosse possibile.

LA STORIA

La cattedrale di Troia (provincia di Foggia) è una delle più belle cattedrali romaniche d’Italia. La cittadina – su un colle del Tavoliere- si sviluppò nell’XI secolo come baluardo bizantino e nella sua storia c’è anche una rivolta contro Federico II. La cattedrale fu costruita fra gli anni 1093 e 1125. E’ sicuramente un monumento con importanti peculiarità. La sua costruzione fu molto influenzata dallo stile pisano-orientale. André Chastel al riguardo annotava che “l’elemento pisano si mescola allo schema lombardo in chiese come quella di Traù e come la cattedrale di Zara”. Nella sua edificazione confluirono comunque elementi dell’arte bizantina e forse anche araba. Nel tesoro (storicamente annesso alla Cattedrale) sono conservati alcuni dei c.d. rotuli miniati di Exultet.

Veduta d'insieme delle tre navate. Da notare che nella Cattedrale di Troia coesistono archi a tutto sesto e archi a sesto acuto.
Veduta d’insieme delle tre navate. Da notare che nella Cattedrale di Troia coesistono archi a tutto sesto e archi a sesto acuto. Le colonne della navata centrale sono tredici. Vi sono diverse opinioni per giustificare la presenza della tredicesima colonna. Potrebbe essere di rinforzo all’erezione di un campanile che non fu mai realizzato (quello attuale è di molto posteriore, ed è in mattoni). Un’altra ipotesi è ispirata ai Padri della Chiesa, che vedevano nella navicella di Pietro il simbolo della Chiesa stessa, con Gesù a poppa nel ruolo di suo timoniere e lo Spirito Santo a prua (in molte chiese la colomba è raffigurata sulla crociera absidale, nel punto più alto): la tredicesima colonna, posta in fondo alla navata destra, rappresenterebbe Gesù, nel ruolo di guida della nave-chiesa. A San Giovanni in Laterano, sulle colonne della navata sono rappresentati i profeti da un lato e gli apostoli dall’altra. Nella Cattedrale di Troia supplisce alla mancanza di figure la ricchezza dei capitelli di puro stile corinzio, con le tipiche foglie d’acanto spinoso, ricco di fiori e frutti (simboli di resurrezione).

Il vescovato di Troia dipendeva direttamente da Roma, quindi fu spesso in contrasto con sovrani ed imperatori e Troia fu saccheggiata nel 1229 dalle milizie saracene di Federico II provenienti da Lucera.
Il grande rosone della cattedrale di Troia è unico: a undici colonnine (sembra perché gli apostoli erano 12, ma bisogna sottrarre Giuda), è un eccelso esempio di tecnica scultorea a traforo, composto da undici colonne (di uno stile simile all’ordine corinzio) che si irradiano dal centro dello stesso secondo angoli uguali (32,72°), a loro volta connesse con un gioco di archi che fanno da cornice, è suddiviso in undici “spicchi”. Questi ultimi sono decorati con diaframmi traforati diversi tra loro e diversi dalla decorazione degli archi, creando così ben ventidue decorazioni differenti ottenute esclusivamente con la tecnica del traforo, facendo apparire il rosone come un ricamo merlettato.

Al centro del rosone le undici colonnine poggiano su un cerchio di pietra lavorata a squame, a determinare una decorazione che ricorda una corda che si chiude o un serpente che si morde la coda, simbolo dell’eternità, della morte e resurrezione, oltre ad essere di forma circolare, simbolo della perfezione. Il centro del rosone, dunque, simboleggia la figura di Gesù Cristo.
Poiché le colonnine sono in numero dispari (11), il rosone appare asimmetrico. La scelta di questo numero di colonnine, però, non è casuale: bisogna notare il fatto che il numero 11 ha un forte significato simbolico. Quest’ultimo, infatti, è il numero degli apostoli senza considerare Giuda Iscariota, il traditore, che viene escluso proprio per sottolineare che chi pecca veramente non è più innestato su Gesù.

L’epoca in cui inizia la costruzione della Cattedrale di Troia “a fundamentis fere” (quasi dalle fondamenta) è un periodo di grandi trasformazioni, di conquiste civili, di nuove espressioni artistiche, di scambi commerciali intensi, di nuovi rapporti tra popoli e razze. E’ il vescovo Girardo da Piacenza (1088-1097) nel 1093, dopo la celebrazione del primo Concilio zonale, presieduto da papa Urbano II (1088-1099) a dare vita ad un progetto di massima, che incorpora la preesistente chiesa di Santa Maria (1080-1086), oggi visibile nell’Abside, o, secondo alcuni studiosi, quella di San Secondino (V sec.).

Gli archi che sormontano le colonne, per ricoprire l’intero rosone, sono undici. Partendo dall’apice di una colonna e seguendo l’andamento degli archi, per tornare al punto di partenza è necessario compiere due giri del rosone. Quest’ultimo, cioè, è composto da una serie di 6 + 5 archi che si rincorrono. Anche in questo caso si ha un significato simbolico nascosto ma molto importante: sei e cinque rappresentano rispettivamente macrocosmo e microcosmo, Cielo e Terra. Il numero undici, essendone la somma, rappresenta l’unione tra queste due realtà, tra ciò che è terreno e ciò che è divino.
Sopra ogni colonna e come cornice di ogni arco è presente una forma composta da tre lobi. Oltre all’indubbio fine estetico, anche in questo caso siamo di fronte ad un simbolo: questa forma, generata dall’intersezione di tre cerchi distinti e separati, simboleggia la Trinità.
Il rosone, in definitiva, è la sintesi di diversi influssi stilistici, prodotto unico ed originale di raffinatezza stilistica, priva di esemplari con cui possa essere paragonato.

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Cattedrale di Troia, Particolare dello splendido portale con battenti in bronzo, raffiguranti storie di Santi e Vescovi di Troia, opera di Oderisio da Benevento del 1119.

E poi le porte in bronzo, le statue dei leoni, le figure danzanti. Due ante di Oderisio da Benevento del 1119 racchiudono il portale più grande: otto teste leonine con battaglio fra i denti e due draghi con maniglia battente. Oderisio guarda più l’occidente romanzo che Bisanzio.

Ma una cattedrale romanica è un libro segreto (per noi): niente è lì per caso, è una foresta di simboli, che faticosamente cerchiamo di interpretare. Ad esempio, all’interno le colonne non sono dodici, ma tredici: si sostiene che ciò significa Cristo più gli Apostoli, ma qualcun’altro pensa ad un rinforzo ad un campanile costruito poi da un’altra parte. Poi ci sono tre Exultet, di cui due più antichi ed incompleti, mentre il terzo è completo e meglio conservato. In esso le immagini non sono capovolte rispetto al testo, come succedeva in genere per altri Exultet. Il motivo era che il rotolo veniva letto e svolto a Pasqua, lasciandolo ricadere in basso, verso i fedeli che man mano vedevano comparire le immagini. Quello di Troia, quindi, non era utilizzato così, ma per ostensione. Completamente scomparso invece un chiostro cinquecentesco in mosaico.