“La fèste de re zàite a Melfétte”. L'8 dicembre di tanti anni fa
domenica 17 dicembre 2017

“La fèste de re zàite a Melfétte”. L’8 dicembre di tanti anni fa

Le tradizioni d’una volta, in questo particolare periodo dell’anno

La festa dell’Immacolata era detta anche: “La fèste de re zàite.” – Foto storica degli anni ’30 del secolo scorso scattata nei pressi della Chiesa di San Bernardino, il luogo clou di una festa d’altri tempi.
Una processione d’altri tempi

Nella Chiesa di San Bernardino, è custodita la statua dell’Immacolata ConcezioneLa statua lignea, di fattura barocca, opera dello scultore napoletano Brodaglio, viene portata in processione per le vie cittadine, il giorno  stesso della festività, l’8 dicembre di ogni anno, come avveniva anche molti anni fa (le foto d’epoca pubblicate in quest’articolo fanno parte dell’archivio storico-fotografico della Venerabile Confraternita della Concezione – Molfetta).

In passato il popolo affluiva numeroso alla novena, anche se questa iniziava alle quattro del mattino, preceduta dallo sparo di mortaretti; numerosi “tràppetare” (frantoiani) sospendevano il lavoro della molitura delle olive, per assistere alla funzione religiosa.

In questa occasione, era d’uso scambiare ricordini e doni in oro fra fidanzati, che partecipavano anch’essi alla novena accompagnati dalle suocere e da altri parenti: quel giorno era indicato come “la fèste de re zàite”  (delle “zite”, fidanzate). In questo giorno poi, dopo la processione, le nuore dovevano categoricamente stare a pranzo dalle suocere.

Il corteo religioso era seguito da gran folla di devoti tra cui bambine vestite dì bianco (vérginélle) che cantavano, accompagnate dalla banda, inni dedicati all’Immacolata Concezione, che ancora oggi si ascoltano durante la novena.

Un proverbio molfettese dice: Alla Mècolate, trènd’a carrine oène ammètrate” (per l’Immacolata, trenta carlini sono maturati) per ricordare che si doveva pagare la pigione della casa. Questo detto era riferito al fatto che la pigione di casa, in passato, si pagava due volte l’anno: a Natale e a San Corrado (luglio). La pigione relativa al Natale si versava secondo la consuetudine locale, entro l’8 dicembre. Il Carlino (in gergo “carrine”), era una moneta battuta da Carlo D’Angiò da cui prese il nome.

La Confraternita della Concezione, era composta in massima parte da proprietari terrieri; quando la statua giungeva in processione nei pressi dell’abitazione del Priore in carica, costui offriva a tutti i confratelli: fichi secchi, mandorle meddèsche“ (spaccarelle) e vino novello.

Di Angy Modugno

 

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