La grande corsa verso il Centrodestra |
venerdì 20 ottobre 2017

La grande corsa verso il Centrodestra

Che sta succedendo nel Centrodestra italiano? Sui giornali di oggi si fa un gran parlare di un cantiere, di una “quarta gamba” dello schieramento, che raccoglierebbe quanti, soprattutto in Senato, sembrano pronti a mollare la ormai decotta maggioranza renziana, tornando alla base, diciamo così, cioè tra le fila di chi fa opposizione al governo clone del renzismo.

La grande corsa verso il Centrodestra. La corsa al centro è ufficialmente aperta. Con le dimissioni di Enrico Costa da ministro per gli Affari regionali si archivia la fase della pretattica e si inizia a giocare davvero la partita che di qui al prossimo anno ridisegnerà in un modo o nell’altro gli equilibri dell’area moderata… Leggi tutto…

In questa chiave andrebbero lette anche le dimissioni del ministro Costa dei giorni scorsi – ministro che veniva da Ap, gli alfaniani rimasti alleati di Renzi – che a quanto pare non hanno fatto altro che accelerare operazioni che, con ogni probabilità, erano già avviate da tempo. Polo di attrazione dei sommovimenti interni al Centrodestra rimane Forza Italia, con Berlusconi che, basta rileggere l’intervista rilasciata tempo fa dal Cavaliere al quotidiano il Mattino, punta a rafforzare la centralità del proprio partito all’interno dello schieramento.

Insomma, nel centrodestra si muove più di qualcosa e anche in virtù di questo dinamismo impresso al gioco politico viene da chiedersi che accadrà dall’altra parte dello spettro politico, a sinistra, in un campo dove la situazione per adesso appare meno vivace dopo che Renzi sembra aver chiuso a possibili coalizioni con Pisapia. A sinistra diverse opzioni restano sul tavolo ma se i giochi si riaprissero la domanda diventerebbe: la coalizione di centrosinistra ingoierebbe anche alfaniani e verdiniani, cioè tutti quelli che negli ultimi anni hanno sostenuto ‘senza se e senza ma’ il sistema di potere renziano?

Ma torniamo nel campo del centrodestra. Raccontano le cronache politiche che in queste ore il telefono di Gaetano Quagliariello, già ministro delle riforme durante il governo Letta, sia una “linea rovente”, come ha ben descritto Tommaso Labate sul Corriere della Sera. Il senatore, che ha abbandonato la maggioranza in tempi di renzismo trionfante, in dissenso con le unioni civili e la riforma costituzionale, già da tempo parla di federare e unire le forze del centrodestra, tanto da arrivare a costituire un gruppo parlamentare in Senato che si chiama proprio Federazione della Libertà. Tanti oggi lo chiamano e si fanno avanti per non restare esclusi dalla dinamica che abbiamo appena esposto. Ma, c’è un “ma”. Se i folgorati sulla via di Damasco pensano che quella che si sta delineando sarà una riedizione di un centrismo vecchio stile, arrivando anche ad archiviare le differenze tra destra e sinistra, si sbagliano di grosso.

È vero che siamo in un’epoca dove le antiche ideologie sembrano scolorire, qualcuno le da’ già per defunte, ma, almeno per quanto ci riguarda, noi a queste differenze abbiamo sempre creduto, e continuiamo a credere. Dunque ben venga un Centrodestra capace di essere inclusivo, che sia in grado di essere attrattivo e possa allargarsi per vincere le elezioni, ma attenzione, le discriminanti ci sono e non possono essere archiviate come se niente fosse.

Una su tutte? “Noi siamo quelli del No al referendum!” scandisce a chiare lettere Quagliariello in una intervista al quotidiano La Verità. Ecco la discriminante chiave che oggi viene rivendicata da chi, come Quagliariello, ha vinto la battaglia referendaria compattando il fronte del No alla riforma fuffa dei renziani; se avesse vinto il Sì, infatti, il Centrodestra ne sarebbe uscito distrutto per sempre. Ma non basta. Discriminanti sono quelle battaglie politiche condotte in questi anni che segnano una collocazione chiara per il Centrodestra: la battaglia contro le unioni civili o quella, più recente, per dire No allo ius soli, la cittadinanza ai figli degli immigrati. Battaglie che formazioni politiche come “Idea” hanno condotto senza incertezze, insieme ad altre, ad altri successi ottenuti in Senato, si pensi al caso Consip.

Insomma, sembra proprio che oggi quelle forze, quelle “minoranze creative” che ritengono fondamentali  le scelte sui contenuti e le battaglie politiche prima che gli schieramenti (e le poltrone), quelle forze che hanno investito su reti consolidate di militanti e sostenitori recuperando un rapporto con i territori, proprio queste forze adesso sono in grado di fare la differenza. E possono anche aiutare a recuperare la vitalità dei movimenti civici e riportarli in uno schema nazionale, in quel Centrodestra che se marcia unito non solo è competitivo ma che i sondaggi ci dicono può tornare a vincere.

Articolo di Bernardino Ferrero del 22/07/2017
Fonte web: l’Occidentale