La leggenda delle streghe di Molfetta
giovedì 23 novembre 2017

La leggenda delle streghe di Molfetta

L’esistenza delle streghe e degli stregoni è una delle leggende più ambigue e più discutibili mai esistite e che non conosce memoria. Il mito è stato da sempre associato a gente che a causa del proprio modo di essere si discostava di parecchio dal modo di vivere comune. Si trattava di personalità che per la cultura popolare erano dedite al culto dell’occulto, schiave o adoratrici del Demonio, artefici di incantesimi terribili, malocchi e stregonerie.

Molfetta, ruderi del Casale_Torre Villotta - Foto di Maria Cappelluti
Molfetta, ruderi del Casale-Torre Villotta – Foto di Maria Cappelluti
Midsummer Day, la notte di San Giovanni Gli inglesi chiamano il 24 giugno Midsummer Day, il giorno di mezza estate, nel quale, a partire dalla vigilia, visibile e invisibile si compenetrano, e accadono fenomeni inquietanti, dove sogno e realtà si confondono, come nella celebre commedia di Shakespeare, “Sogno di una notte di mezza estate” (leggi tutto su Molfetta Discute)
Midsummer Day, la notte di San Giovanni
Gli inglesi chiamano il 24 giugno Midsummer Day, il giorno di mezza estate, nel quale, a partire dalla vigilia, visibile e invisibile si compenetrano, e accadono fenomeni inquietanti, dove sogno e realtà si confondono, come nella celebre commedia di Shakespeare, “Sogno di una notte di mezza estate” (leggi tutto su Molfetta Discute)

I termini strega e stregone probabilmente derivano dalle parole greche “stryx e strygòs” la cui traduzione corrisponde alla parola barbagianni, un singolare rapace notturno. Le streghe erano quindi “creature” della notte. Gli albori di questo mito sono ancora avvolti dal mistero. La certezza è che la stregoneria ha cominciato a comparire sin dall’età preistorica epoca in cui apparvero personalità a cui venivano associati poteri magici.

L’avvento del Cristianesimo con la sua sanguinosa Santa Inquisizione amplificò il mito delle streghe. Migliaia di persone anche innocenti vennero accusate di stregoneria e portate al rogo. Uno degli stermini più atroci ebbe luogo a Benevento, denominata appunto la città delle streghe.

Anche Molfetta può vantare nella sua interessante storia l’esistenza di due streghe nel proprio abitato. Il grande e compianto scrittore molfettese Orazio Panunzio ne fa una descrizione accurata nel suo capolavoro “Molfetta attraverso le costellazioni”. Panunzio ci racconta che in passato in città la popolazione “gratificava” due donne con il titolo onorario di strega. Si trattava di due anziane che non avevano origini molfettesi.

La prima, la strega buona, si chiamava Viola ed era nata in un’isola della Grecia. Viola la greca abitava sul mare, nell’ultimo edificio alle spalle del largo delle Porticella, proprio dove finiva il Lungomare e iniziava il sentiero che portava all’ovile. Essa viveva in una cameretta imbiancata a calce ordinatissima che pareva la cella di una suora se non fosse per l’assenza del crocifisso. Nascosti alla vista vi erano i suoi ferri del mestiere: polverine, pietre rare, chiodi magici, denti di lupo e di iena tutti i riposti in barattoli e scatolette. L’anziana in tutte le stagioni portava lo scialle, i capelli raccolti sulla nuca, era piccola e grassa e vestiva con colori vivaci. Margherita, detta la calabrese per via delle sue origini, era invece la strega cattiva. La donna viveva in campagna in contrada delle Sedelle (zona attualmente urbanizzata) in una specie di rifugio che aveva una finestra a forma di mezzaluna. Al suo interno regnava il disordine con ampolle, bottiglie e bestie impagliate tutte sparse sul pavimento vicino al suo letto. La calabrese era alta e ossuta, girava sempre vestita completamente di nero e con il capo sempre scoperto.

Con la notte delle streghe comincia l’estate…
Il solstizio d’estate, il giorno più magico dell’anno. Il giorno in cui il sole raggiunge la massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste per poi riprendere il cammino all’inverso… comincia l’estate… (leggi tutto su Molfetta Discute)

Le due donne non erano viste di buon occhio dall’intera popolazione molfettese che comunque ricorreva a loro per qualche incantesimo di magia nera, per il malocchio per qualche pozione di carattere amoroso o addirittura erotico. La strega bianca vendeva di sovente dei fazzoletti con tre nodi ai marinai. I nodi venivano sciolti durante i momenti in cui il mare era in burrasca per far cessare la tempesta. Viola la greca era profondamente attratta e intimorita dal monumento del Calvario con le sue croci che si trovava al di là del largo della Porticella, l’attuale villa comunale in cui all’epoca si cominciavano a piantare i primi giovani pini. Margherita la calabrese invece aveva allacciato dei rapporti con un contadino che stava a sentirla soltanto per timore nei suoi confronti.

Il momento più terribile per entrambe era la notte fra il 30 e 31 marzo, quella dell’Avemmarie alla Medonne. Durante la nottata per le vie di Molfetta giravano i devoti con un campanello per richiamare i fedeli che si sarebbero ritrovati alle 4 del mattino sugli scalini del Purgatorio per recitare le devozionali preghiere alla Madonna. Per questo le due streghe si segregavano nei propri tuguri vivendo momenti di terrore in preda a crisi e spasmi che le portavano a rotolarsi in terra con la bava alla bocca. Ma l’arrivo della notte più breve dell’anno, quella del solstizio d’Estate, segnava per le due fattucchiere l’ora della rivincita. Era la notte delle streghe, la notte del sabba. Le due donne si riunivano nell’abitazione di Viola e per tutta la notte operavano incantesimi e sortilegi maledicendo tutti i santi del Paradiso. Erano molte le persone che pur terrorizzate si spingevano fin dietro l’uscio dell’abitazione per curiosare. Le due streghe ne erano consapevoli e si divertivano a spaventarle vivendo a pieni il loro momenti di trionfo.

Con il passare degli anni la superstizione cominciò a scemare in città e si perse l’interesse verso le due bizzarre donne. Margherita la calabrese emigrò in Australia da una sua nipote. Qui dopo aver bruciato vivo in una capanna un indigeno per liberarlo dal Demonio fu scagliata con rabbia dai presenti nell’abitazione in fiamme. Questa fu la sua fine. Viola la greca invece si ammalò di cancro e ormai moribonda chiese di riconciliarsi con Dio. Del resto da bambina la donna era stata battezzata e aveva ricevuto la Comunione. La gente impietositasi, con una barella durante un corteo, la portò sugli scalini del Calvario, il luogo che la strega non aveva mai avuto il coraggio di salire in tutta la sua vita da sempre intimorita dalle sue grandi croci.
Scritto da Francesco Tempesta
Fonte web: lamiamolfetta