La storia dell'icona dei crociati che si venera a Molfetta
venerdì 20 ottobre 2017

La storia dell’Icona dei Crociati che si venera a Molfetta

La Puglia in epoca crociata ebbe un ruolo di notevole importanza. I suoi porti permettevano l’imbarco per la Terrasanta di pellegrini e cavalieri, era l’avamposto degli ordini monastico-cavallereschi. In Puglia le tracce dei crociati e degli ordini militari in molti casi sono ancora visibili, specialmente nella zona a nord di Bari. A Molfetta, nella zona di ponente, è possibile vedere ancora i resti dell’ospedale crociato e la basilica della Madonna dei Martiri

L’icona dei Crociati che si venera a Molfetta nel Santuario della Madonna dei Martiri (Foto di Maria Cappelluti)
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“Ospedale dei Crociati” è ciò che resta dell’antico “Ospedale dedicato a Santa Maria e ai Santi Martiri”, edificato dopo il 1162, dove si fermavano i pellegrini (martiri di Cristo) di passaggio a Molfetta durante il viaggio da e per Gerusalemme. ‘Ospedale’ è qui da intendersi nel senso etimologico di hospitalis (da hospes, hospitis = ospite), luogo di accoglienza e ristoro, per il corpo e per la mente.

Molfetta (Melfétte in dialetto locale), situata sulla costa Adriatica, sorge 25 km a nord-ovest di Bari. La città ha sempre avuto un rapporto simbiotico con il mare. Le sue origini risultano incerte. Alcuni storici affermano sia stata fondata dai Greci, altri dai Romani e altri ancora dai Dalmati. Si pensa che alcuni esuli provenienti da Sebenico e da Ragusa, approdati a Respa l’abbiano denominata Melfacta (fatta di miele) per la dolcezza del clima e la piacevolezza del territorio.

In ogni modo le prime notizie certe risalgono al secolo decimo, quando su atti notarili compare il nome di Melphi, ma è probabile che corrispondesse all’approdo noto dalle fonti tardo antiche come Respa e che costituisse lo sbocco al mare del centro di Rubi (Ruvo).

Fu città demaniale con gli Svevi e con gli Angioini, ricevette benefici dal potere centrale, indicati nel cosiddetto Libro Rosso del 1478, conservato presso il Seminario Vescovile. Mantenne un ruolo significativo come centro portuale e commerciale, sia sotto la dominazione aragonese, sia tra XVI e XVII secolo, quando fu feudo di diverse famiglie. A partire da questa fase e per tutto il XVIII e XIX secolo, Molfetta si espanse notevolmente per cui la parte antica della città, interna al circuito murario medievale, fu restaurata e rimase residenza dei notabili, mentre furono realizzati nuovi quartieri intorno agli edifici sacri.

Oggi Molfetta è una della principali città portuali dell’Adriatico, attivo centro commerciale per i prodotti agricoli provenienti dalle campagne dell’interno e per i prodotti ittici, sede di diversi cantieri navali ed importante località balneare.

Poche sono le conoscenze relative alle fasi di vita medievali: nel XII secolo divenne sede vescovile e fu realizzato il cosiddetto Duomo vecchio, dietro il quale si estendeva il piccolo abitato. 

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Interno del Duomo di San Corrado – Molfetta

La Chiesa ed il Monastero conservano il nome di Santa Maria, mentre l’Ospedale, del quale sussiste ancora una corsia, prende il nome di San Giovanni. Siccome molti dei Crociati, affranti dalle sofferenze, terminano in questo Ospedale la loro esistenza, nel 1162 Guglielmo primo re di Napoli, costruisce un cimitero per la loro sepoltura (la carnaria), ed in seguito costruisce un bellissimo Tempio in onore della Madonna sotto il titolo di Regina dei Martiri, in ricordo dei valorosi testimoni della fede che hanno combattuto per l’onore di Cristo.

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Basilica della Madonna dei Martiri – Molfetta
A destra dell’altare maggiore, in un’angusta cripta cui si accede scendendo alcuni ripidi gradini in pietra, è situata una riproduzione fedele del Santo Sepolcro, realizzata a spese del notaio molfettese Francesco Lepore prima del 1497 (anno in cui risultava essere già deceduto) con 62 pietre, si dice, da lui portate dalla Terrasanta.

Funzione principale dell’ospedale era quella di accogliere i pellegrini che si recavano presso i santuari della Puglia (S. Michele Arcangelo e S. Nicola di Bari e poi imbarcarsi per raggiungere la Terra Santa) per ricevere indulgenze. La Chiesa diventò meta di pellegrinaggi, poiché con la venerazione delle reliquie dei pellegrini martiri di Cristo, evocava una condizione di vita dei cristiani, assunta a modello di santità.

La chiesa prese così il nome di Madonna dei Martiri a ragione delle reliquie dei martiri e dalla presenza di un’icona della Madonna con Bambino, del tipo Vergine della Tenerezza, giunta a Molfetta agli inizi del XII secolo. Verso la fine del XV il nobile molfettese Francesco Lepore, di ritorno dalla Terrasanta, fece costruire all’interno del santuario una copia dell’edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tale iniziativa aveva avuto il suo avvio sin dal XII secolo, ma ebbe la massima diffusione nel tardo Quattrocento e fu favorita dai Francescani. Si consentiva ai fedeli di raggiungere spiritualmente i luoghi cari alla devozione cristiana, ma resi nel frattempo impraticabili dagli infedeli.

L’icona della Madonna della dolcezza

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Icona Bizantina venerata a Molfetta nella Basilica della Madonna dei Martiri

Verso la fine del secolo dodicesimo, i Crociati sono sconfitti dalle armate turche ed i fedeli, scampati all’eccidio, sono costretti a rifugiarsi in Occidente, portando con sé quanto di prezioso possono avere.

È così che molte Reliquie ed Immagini sacre vengono dall’Oriente ad arricchire le Chiese delle nostre regioni. Tra queste vi è l’Icona della Madonna che i Crociati nel 1188 portano a Molfetta e collocano sull’altare maggiore della Chiesa di Santa Maria.

È un dipinto ad olio, su tavola di cedro, di cm 100 per 66, raffigurante quella che i Greci chiamano la “Madonna della dolcezza” perché è l’immagine dell’amorevolezza di una mamma verso il proprio figlio. La Madonna tiene in braccio sulla sinistra, il lato del cuore, Gesù Bambino che bacia ed abbraccia la mamma; con la mano destra Maria indica Gesù, a significare che Lei è la via che porta a Lui, quasi a dire “andate a Lui”. Negli angoli, in alto due Angeli reggono un drappo ornamentale. L’icona prende il nome di “Madonna dei Martiri”.

La devozione ed il culto alla “Madonna dei Martiri” vanno crescendo, i favori e le grazie ricevute si moltiplicano ed il Santuario è progressivamente abbellito di marmi pregiati e d’opere d’arte. La Madonna è una sicura protezione contro le forze avverse della natura e le incursioni dal mare. I Turchi invadono Molfetta ed incendiano il Santuario, ma l’icona della Madonna resta illesa.

Nel 1399 il Re Ladislao di Durazzo concesse alla città 8 giorni di fiera “franca da tributi”, che nel corso degli anni si ridussero a 3, con la possibilità di effettuare scambi commerciali, di animali e manufatti locali; ancora oggi è presente la fiera sia quella tradizionale con bancarelle, luminarie, fuochi pirotecnici, sia la fiera degli animali che si svolge la mattina dell’8. Nel conclave del 24 agosto 1484, il Vescovo di Molfetta, Giambattista Cibo, è eletto Papa col nome di Innocenzo VIII; egli subito, con bolla pontificia del 1° giugno 1485, concede indulgenze a favore del culto della Madonna dei Martiri, nella domenica in albis e nella festa dell’8 settembre.

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La Via Francigena, detta anche Via Francesca o Romea: è il percorso di un pellegrinaggio che da Canterbury portava a Roma e costituiva in epoca medievale una delle più importanti vie di comunicazione europee. I pellegrini potevano porre termine al loro viaggio a Roma, ma per raggiungere Gerusalemme, via Brindisi, il tratto iniziale era lo stesso.

L’11 maggio 1560, un terribile terremoto distrugge molte città della Puglia, ma lascia illesa Molfetta. In quella circostanza il Municipio delibera di mettere l’immagine della Vergine sullo stemma civico della città. La Cittadinanza fa voto di recarsi, con il Clero, le Autorità ed il Popolo tutto, in pellegrinaggio al Santuario l’11 maggio di ogni anno. Questa ricorrenza, che tuttora si ripete, va sotto il nome di «La Medonne du Tremelizze» (Madonna del Terremoto). L’immagine della Vergine, però è rimossa dallo stemma civico alla fine del 1800.

Nel 1840 un cittadino di Molfetta, Valente Mauro Oronzo, per grazia ricevuta, dona al Santuario una statua in legno, realizzata dallo scultore napoletano Giuseppe Verzella, raffigurante la Vergine con il Bambino e due Angeli che pongono sulle spalle della Madonna un artistico manto di stoffa, secondo il modello dell’antica icona.

Con la nuova statua, benedetta dal Vescovo nella Cattedrale e portata solennemente in processione al Santuario, si moltiplicano le iniziative in occasione della festa dell’8 settembre. L’8 settembre 1846 per rafforzare ancora di più il legame tra la Madonna e tutta la marineria molfettese, che la proclamò loro protettrice, la statua fu posta su 2 bilancelle a vela per trasportarla fino alla banchina del porto. Da allora la sagra a mare è diventato il culmine delle celebrazioni in onore della compatrona della città.

La Processione a mare di S.Maria dei Martiri a Molfetta”, 1941 acquerello di Luigi Schingo, cm.44.7×34,5, Collezione privata Milano. Scena della festa di s.Maria dei Martiri, quella dell’imbarco della statua, come (Luigi Schingo) aveva potuto osservarla negli anni Venti del secolo a Molfetta
La Processione a mare di S.Maria dei Martiri a Molfetta”, 1941 acquerello di Luigi Schingo, cm.44.7×34,5, Collezione privata Milano.
Scena della festa di s.Maria dei Martiri, quella dell’imbarco della statua, come (Luigi Schingo) aveva potuto osservarla negli anni Venti del secolo a Molfetta

La “Sagra del mare” del 1846, è così descritta dal Canonico Primicerio Samarelli: “Collocata al centro di una coppia di paranze, appositamente sorteggiate ed addobbate di pavesi, dopo esser stato percorso un buon tratto di mare dalle ore 14,00 alle 17,00 con largo seguito di barchette, la statua veniva deposta sulla terraferma. Di qui s’iniziava la processione terrestre: prima meta era il Duomo, dove si teneva esposto il mezzo busto d’argento di San Corrado, patrono della Città, poi, seguendo un itinerario vasto, la statua veniva portata per le vie della città accompagnata da un gran numero di fedeli”.

Le manifestazioni principali in onore della Madonna dei Martiri sono rappresentate dalla novena accompagnata dalla fiaccolata, ed infatti nel primo giorno della fiaccolata si ripropone lo sbarco dell’icona che giunse a Molfetta a bordo di una barca, dalle varie messe che richiamano centinaia di pellegrini fino al giorno dell’8 settembre giornata dedicata interamente alla Madonna. Alle 15 in punto i marinai bussano sul portone della basilica affinché i frati affidino loro la statua per portarla sino al molo Pennello per l’imbarco. Caratteristico è l’abbigliamento utilizzato dai marinai vestiti, con maglie e pantaloncini strappati, ricchi di nastrini colorati. Alle 16 la statua viene fatta salire a bordo di 2 o 3 pescherecci, insieme alla banda e ai parenti, amici e conoscenti degli armatori che curano l’allestimento, con addobbi, fiori, bandiere, e palloncini. La statua fa il giro del porto accompagnata da altri pescherecci e barche più piccole tutte addobbate a festaOggi la Sagra di settembre è ben poco cambiata rispetto al passato; si è solo arricchita di luminarie, fuochi pirotecnici, concerti d’opera ed altro. Essa rappresenta il culmine dei festeggiamenti in onore della Madonna dei Martiri, preceduti dalla solenne Novena e da momenti di culto semplici, ma molto significativi.

Alle 20 avviene lo sbarco sulla banchina del porto, dalla quale si snoda la processione che porterà la statua in Cattedrale dove vi rimarrà sino alla domenica successiva, per poi far ritorno alla Basilica accompagnata da una processione. Ogni anno giungono a Molfetta migliaia di persone provenienti da tutta la provincia, oltre ai numerosi molfettesi che si sono trasferiti in America, Argentina, Venezuela e Australia, perché è anche la loro festa, infatti in occasione si celebra il MolfettaDay che sancisce questo abbraccio tra gli emigrati e tutta la cittadinanza.

Il legame è talmente forte da ricreare la sagra anche oltreoceano, infatti a Hoboken, situata di fronte l’isola di Manatthan, la folta comunità molfettese lì presente organizza l’8 settembre la sagra a mare, con una statua copia di quella che si trova a Molfetta. I tempi cambiano e lo si nota anche dalle vecchie foto che ci rimangono, sempre meno pescherecci vi partecipano sia alla festa, sia all’estrazione che sancisce le barche che porteranno la statua, segno di una crisi del settore, che però interessa l’intera città da sempre legata al suo mare.