La Triplice Cinta in Puglia. E' presente anche a Molfetta in un antico palazzo nobiliare |
domenica 17 dicembre 2017

La Triplice Cinta in Puglia. E’ presente anche a Molfetta in un antico palazzo nobiliare

La Triplice Cinta è un simbolo sacro, molto presente nell’area del Gargano, rappresentante l’orientamento dell’uomo nello spazio e nell’ambito vitale, l’opposizione della terra al cielo, ma può rappresentare anche l’universo creato (terra e cielo) opposto al non-creato e al creatore

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Santuario S.Maria di Sovereto (XII sec.). La Triplice Cinta è presente all’interno della chiesa, su una lastra pavimentale, vicino all’altare maggiore e alla sacrestia e all’esterno del medesimo santuario dove se ne trovano altre due: la prima misura 15 cm (lato del quadrato più esterno), e la seconda 7 cm (lato del quadrato più esterno).

Non è raro in Italia imbattersi, soprattutto nei borghi medioevali, in uno strano simbolo inciso sulla pietra, formato da tre quadrati concentrici. Questo simbolo misterioso ed enigmatico, si trova quasi sempre in prossimità di luoghi sacri. Gli studiosi lo conoscono come Triplice Cinta. In effetti, i tre quadrati concentrici, sembrano rappresentare tre recinti, interni l’uno all’altro. La caratterista ulteriore di questi recinti è poi quella di essere attraversati da quattro linee, disposte a forma di croce, che collegando le tre cinte e finiscono con il raggiungere il perimetro del quadrato più interno e centrale. L’origine del simbolo della Triplice Cinta si perde nella notte dei tempi essendo già presente presso le civiltà preistoriche ed in quelle megalitiche. Un esempio della sua rappresentazione circolare nell’età del Bronzo, di verosimile origine celtica, è l’incisione su un pendente, custodito presso il Museo Archeologico di Bergamo, mentre un esemplare quadrato scolpito su di un masso megalitico si trova nella città di Alatri (FR).

La triplice cinta presente all’interno del Palazzo De Luca a Molfetta.
All’interno dell’edificio del XVIII secolo si ammira una caratteristica balconata con le colonne in pietra locale. Il pozzo è sormontato da una conchiglia. Il portone conserva i battenti settecenteschi. La triplice cinta è scolpita su uno dei gradoni della scalinata che porta ai piani superiori. Può essere che le grandi lastre di pietra utilizzate per costruire quelle scale siano state portate da qualche altro edificio demolito? La cosa sembrerebbe plausibile visto che tutte le altre triplici cinte in Puglia, ma non solo, sono state scolpite in luoghi particolari, per lo più dentro o nei pressi di luoghi di chiese molto antiche, sicuramente non nel XVIII secolo.

Forse la più nota e verosimilmente antica descrizione di questa figura – ma circolare – è fornita da Platone (Timeo), il quale, riferendosi alla mitica isola perduta di Atlantide, descrive la “casa del dio Poseidone” come circondata da cinque cinte, mentre i riferimenti alla pratica di erigere delle “cinte” di mura, spesso in numero di tre, attorno a delle città, è ripresa anche nella Bibbia a proposito di Gerusalemme e del Tempio di Salomone. Il suo significato rimane tuttora un mistero.

Diverse sono le ipotesi formulate in merito: una raffigurazione della cerchia druidica delle mura dei Celti, una schematica rappresentazione delle mura del Tempio di Salomone e da qui un possibile legame con l’ordine Templare, una raffigurazione della Gerusalemme Celeste con le sue dodici porte,  un simbolo che definisce luoghi con particolari caratteristiche tellurico-magnetiche, la schematizzazione dei tre gradi d’iniziazione esoterica-massonica, la raffigurazione della capitale di Atlantide, la quadratura del cerchio ed altre ancora.

Le ipotesi, sono le più fantasiose e disparate, è certo però che questo simbolo si trova spesso presso i monasteri e le chiese appartenute all’ordine dei monaci benedettini in Italia, e che spesso questo simbolo è presente in questi luoghi nelle posizioni più svariate.
Non è raro trovare il simbolo in questione anche presso luoghi di pellegrinaggio medievali, a volte graffito sull’intonaco di un affresco votivo, accanto a croci, stemmi e firme di devoti, oppure inciso su colonne, stipiti o architravi di chiese e santuari medievali, come ad Assisi, dove il segno si trova inciso su di una colonna all’entrata della chiesa inferiore della Basilica di san Francesco.

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All’ingresso della chiesa inferiore di san Francesco di Assisi una Triplice Cinta graffita su di una colonna fu incisa verosimilmente da un pellegrino di passaggio.

Curioso scoprire che il simbolo della Triplice Cinta era già attestato nell’antica tradizione celtica. Nel 1800 il simbolo fu rinvenuto inciso su di una pietra druidica a Suèvres (Loir-et-Cher) . Secondo gli studiosi E.C. Florance e P. Le Cour, il luogo del ritrovamento avrebbe indicato la località sacra in cui anticamente i Druidi si sarebbero incontrati in occasione della loro tradizionale riunione annuale. Così come è avvenuto anche per altri simboli di origine celtica, il simbolo della Triplice Cinta avrebbe continuato ad essere rappresentato fino al Medioevo.
Si tratterebbe dunque di un antichissimo simbolo di geometria sacra, anche se altri studiosi sono invece convinti che la triplice Cinta rappresenti soltanto un gioco, qualcosa di simile al nostro “filetto” o alla “dama”. A confermare la sacralità e il significato simbolico del Quadrato Magico concorre anche la sua presenza tra i famosi graffiti del Torrione di Chinon (il luogo in cui i Cavalieri Templari vennero imprigionati per volere del re di Francia Filippo il Bello con l’ingiusta accusa di eresia). Anche i feudi e i castelli quindi disponevano spesso di una triplice cerchia di mura, il che fa supporre che, perlomeno in certi ambiti, anche la numerologia e l’esoterismo – che comportano e presuppongono la conoscenza di molti aspetti della filosofia e della mistica medievale – rivestano un ruolo ben preciso nel decifrare la valenza della Triplice Cinta.

La Triplice Cinta di Giovinazzo (BA)

Interessante è poi la tesi di Renè Guenon, secondo cui il simbolo della Triplice Cinta rappresenterebbe i tre gradi di iniziazione delle gerarchie tradizionali, comuni a varie scuole esoteriche. Le quattro linee, che simboleggiano in chiave cristiana i quattro fiumi dell’Eden, equivarrebbero in chiave esoterica ai canali attraverso cui l’insegnamento della dottrina tradizionale si trasmette gerarchicamente, attraverso successivi gradi di conoscenza. Le quattro linee si incontrano infatti  al centro della Triplice Cinta, dove il quadrato più interno potrebbe rappresentare la “fonte d’insegnamento” suprema.

Scrive lo studioso italiano Aldo Tavolaro che la presenza di una Triplice Cinta indica «che ci si trova in un luogo che rappresenta l’omphalos della zona, ossia il centro di energie fisiche (correnti telluriche, magnetiche e cosmiche) che possono venire esaltate da un raggruppamento di persone legate da alta spiritualità. Di contro il luogo contrassegnato da quel simbolo è l’ombelico, il punto centrale di un territorio in cui esistono le premesse fisiche perché possano moltiplicarsi le energie psichiche emesse, per esempio, da uomini in preghiera. D’altronde anche il disegno è chiaro. La Terra, nel simbolismo sacro, è rappresentata da un quadrato che, nel caso in esame, racchiude un quadrato più piccolo e poi ancora un terzo ancora più piccolo quasi a concentrare l’attenzione, come una messa a fuoco, in uno spazio minimo centrale del disegno: l’omphalos, l’ombelico. I tratti mediani convergono anch’essi verso il centro.»

I LUOGHI DELLA TRIPLICE CINTA IN PUGLIA

La Triplice Cinta visibile all’esterno della splendida Chiesa dello Spirito Santo a Giovinazzo (BA)
Particolare del rosone della Cattedrale di Bari, notturno

Bari – Cattedrale di San Sabino (già S. Maria Assunta)

Nel meraviglioso rosone della facciata si scorge una rosa con 18 petali, al centro della quale si trova un curioso motivo geometrico circolare, chiaramente ispirato alla T.C. ma con la sorprendente variante di avere sei raggi anziché quattro. Il 21 giugno, nel giorno del sosltizio d’estate, attraverso il rosone filtra la luce del sole, che per uno strano gioco di prospettive arriva ad illuminare, intorno alle 17, un punto del pavimento della navata centrale dove lo stesso motivo è stato riprodotto con lastre di marmo policrome.

Bisceglie (BA) – Palazzo Vescovile, sito a fianco della Cattedrale dedicata a S. Pietro

Sulla balaustra del II piano dell’edificio si trovano incisi, infatti una Triplice Cinta (foto di apertura), un “Tris” (v. scheda) e un “alquerque“.

Molfetta (BA) – Palazzo De Luca, risalente al XVIII secolo. E’ uno dei primi palazzi a sorgere nel borgo antico di Molfetta. Salendo la scala che porta ai piani superiori si può notare la triplice cinta scolpita su uno dei gradoni in pietra.

La Triplice Cinta di Giovinazzo (BA)
Particolare della Triplice Cinta di Giovinazzo (BA)

Giovinazzo (BA) – Chiesa della Spirito Santo (XIV sec.)

La T.C. è presente all’esterno della splendida chiesa, un meraviglioso esempio di architettura tardo romanica, caratterizzata dalle suggestive cupole a trullo e incastonata nel cuore antico della città.

Barletta (BA) – Basilica del Santo Sepolcro (XIII sec.)

All’interno della basilica si può trovare lo strano disegno della T.C. con probabile significato simbolico.

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Vieste, la triplice cinta della Cattedrale

Bitonto (BA) – Convento di San Domenico (XIV sec.)

Sul basamento del pozzo che si trova al centro del chiostro del convento, si troverebbero alcune T.C., secondo quanto affermato in un articolo di Franco Faggiano e Vito Moretti pubblicato su “Quaderni Templari” n° 2 – Supplemento al Notiziario “Corporazione Arcieri Storici Medievali” n° 5 – Anno 2 – Maggio 2002.

Vieste (FG) – Cattedrale di Santa Maria Assunta

La T.C. si trova incisa su uno stipite della porta della cattedrale.

Terlizzi (BA) – Santuario della Madonna di Sovereto (XIII sec.)

Un paio di T.C. si trovano incise su un sedile di pietra fuori dalla chiesa, mentre un’altra è all’interno posta su una lastra di pietra davanti l’altare.

La T.C. presente sulla balustra del secondo piano del Palazzo Vescovile di Bisceglie. Fonte Web: Centro Studi Triplice Cinta
La T.C. presente sulla balustra del secondo piano del Palazzo Vescovile di Bisceglie.
Fonte Web: Centro Studi Triplice Cinta

Trani (BA) – Cattedrale di San Nicola Pellegrino (XI sec.)

Alla base del campanile si possono vedere numerosi esemplari del simbolo del Centro Sacro, alternate ai quali vi sono alcune T.C. molto consumate.

Trani (BA) – Monastero di S. Maria Colonna (XI-XII sec.)

All’interno del chiostro, lungo il muretto perimetrale, si trova inciso il simbolo della T.C.

Monte Sant’Angelo (FG) – Santuario di San Michele Arcangelo

Sulle pietre tombali della chiesa, secondo lo studioso A. Tavolaro, si troverebbe la T.C. Nell’atrio superiore, sopra la porta d’ingresso di destra, c’è una lastra con l’iscrizione TERRIBILIS EST LOCUS ISTE / HIC DOMUS DEI EST / ET PORTA COELI.

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Lastra posta sulla porta d’ingresso di destra del santuario garganico

Sannicandro Garganico (FG) – Chiesa di Santa Maria di Monte d’Elio

In questa chiesa, a pochi chilometri dall’attuale abitato di Sannicandro, la Sovrintendenza dei Beni Culturali di Foggia ha portato alla luce alcuni graffiti rappresentanti il simbolo della T.C. sacra. Nel corso delle ricerche la stessa equipe ha individuato in altre sei chiese della Capitanata, da Lucera a Monte S. Angelo, lo stesso simbolo, probabile testimonianza di un “percorso templare” diretto verso il punto d’imbarco per le Crociate.

Venosa (Pz), Concattedrale di Sant’Andrea. La Triplice Cinta è ubicata a circa 3 metri dal suolo (sul campanile) ed è mancante di una parte, ma l’averla posta in quel luogo potrebbe far presupporre ad una conoscenza del valore metaforico di quel simbolo.
Venosa (Pz), Concattedrale di Sant’Andrea. La Triplice Cinta è ubicata a circa 3 metri dal suolo (sul campanile) ed è mancante di una parte, ma l’averla posta in quel luogo potrebbe far presupporre ad una conoscenza del valore metaforico di quel simbolo.