Misteri di Puglia: la Grotta dei Cervi e l'umanoide
venerdì 23 febbraio 2018

Misteri di Puglia: la Grotta dei Cervi e l’umanoide

La Grotta dei Cervi o Grotta di Enea di Porto Badisco è un luogo leggendario, rientrante tra i siti maggiormente conosciuti e importanti d’Europa. Definita il Santuario della Preistoria per il valore artistico e culturale che rappresentano i pittogrammi totalmente integri è testimonianza della storia dell’umanità di oltre seimila anni fa ed è considerata il complesso pittorico neolitico più importante d’Europa.

La grotta dei cervi a Porto Badisco è la più importante testimonianza della presenza dell’uomo nel Salento, i primi abitanti della grotta risalgono a 4 millenni fa. I ben 3000 pittogrammi in guano di pipistrello e ocra rossa, sulle pareti all’interno della grotta richiamano scene di caccia, simboli magici, geometrie astratte e appunto molte scene di caccia ai cervi. Uno dei più famosi è il Dio che balla che raffigura uno stregone danzate.
La costa frastagliata di Porto Badisco è formata da calette e anfratti. Da visitare: la grotta dei Cervi e la Grotta delle Striare, (grotta delle streghe)
La costa frastagliata di Porto Badisco è formata da calette e anfratti. Da visitare: la grotta dei Cervi e la Grotta delle Striare, (grotta delle streghe)

PORTO BADISCO

Porto Badisco è una nota località balneare situata nel territorio del comune di Otranto, in provincia di Lecce. Meta turistica di notevole interesse storico-paesaggistico, si affaccia sul mar Adriatico e dista meno di 8 km da Otranto, 37 km da Lecce, 8 km da Santa Cesarea Terme e 15 km da Castro.

Secondo un’interpretazione ricorrente fu Badisco il primo approdo di Enea, descritto nell’Eneide di Virgilio: l’eroe vi avrebbe fatto scalo nel suo viaggio in Italia dopo la fuga da Troia. Tuttavia i riferimenti letterali del VI canto dell’Eneide fanno riferimento a un posto ben popolato, con un tempio dedicato a Minerva frigia posto molto in alto rispetto alla costa e con un porto ad arco difeso da uno scoglio.

Elementi che spingono a ritenere più aderente la location virgiliana a quella del porticciolo romano di Castro ove è documentato il culto della dea Minerva e le origini cretesi (sospettose genti) della fondazione della città dello sbarco. A Porto Badisco si trova inoltre la Grotta dei Cervi, che contiene importanti disegni realizzati con guano di pipistrello Neolitici. Ma non è una grotta qualunque. E’ unica nel suo genere…

Porto di Castro Vecchio e nuovo
Porto di Castro Vecchio e nuovo

LA GROTTA

Costruire un oggetto, non limitandosi alla sua semplice utilità quotidiana, implica un certo tempo e un dispendio di energie. Quell’uomo sporco, malconcio, che combatteva ogni giorno per la sua sopravvivenza, in condizioni estreme ha trovato il coraggio e la gioia di creare oggetti, plasmare figure e di raffigurare segni? Quei cavernicoli hanno deciso di lasciarci le loro impronte, di raffigurare in quelle caverne, cose della vita reale e chissà cos’altro. E qui viene il bello. Quell’altro, oltre agli animali, oltre alle scene di caccia che forse oggi ci rifiutiamo di voler comprendere. Eppure molti luoghi della terra sono contraddistinti da segni lontani da noi migliaia di anni ma vicinissimi, ancora presenti, perché sopravvissuti.

Chilometri di pareti decorate. Un labirinto d’immagini e di simboli a 20 metri sotto il livello del mare. Uno dei posti più incredibili e suggestivi della Terra. Un santuario, luogo di antichissimi culti, che riporta indietro alla tarda preistoria mediterranea. Un viaggio a ritroso di 6 mila anni.

La “Grotta dei Cervi”, sito di importanza europea. Fu scoperta il primo febbraio del 1970 dal gruppo speleologico “Pasquale De Laurentiis” (Maglie). Le pitture presenti nella grotta sono di colore nero (guano di pipistrello) e rosso (ocra). Sono raffigurate scene di caccia, cervi e incredibili e mirabolanti segni. La “Grotta dei Cervi” è chiusa al pubblico per non alterare il microclima: questa la giustificazione ufficiale. Oppure per nascondere alle masse un antico contatto alieno?

La Grotta si suddivide in tre ampi corridoi percorsi da pitture scoperte al loro interno. Il primo corridoio è lungo circa 200m, ma a un certo punto si sdoppia in due rami: uno in direzione nord (alla cui fine furono ritrovati due scheletri, privi della testa, ma con un amuleto costituito da un dente animale forato alla radice: si ipotizza che i due uomini potrebbero esser stati sacrificati per non rivelare l’esistenza della grotta) e l’altro in direzione sud-est. Questo secondo corridoio, lungo 200m, è ricco di pitture (vi si accede da un cunicolo passante dal primo corridoio) e verso la fine si allarga dando accesso a due sale successive. Verso la metà il percorso si interrompe e vi è la presenza di un laghetto naturale formatosi dalle acque di stillicidio. Subito dopo, la presenza di un deposito di guano adoperato dall’uomo neolitico per dipingere.

Il terzo corridoio è lungo anch’esso 200m e al suo interno vi si accede dal secondo corridoio attraverso un’apertura molto bassa. Sono presenti due ingressi: uno occidentale, che si immette solo nel primo corridoio, e uno orientale, che da accesso a tutti e tre i corridoi. Un altro cunicolo permette l’accesso ai corridoi ed è stato prontamente scavato e rinforzato lungo le pareti da muretti a secco, da parte dell’uomo neolitico.

Isidoro Mattioli, un appassionato speleologo leccese, visse un’incredibile avventura negli anni ’70, mentre esplorava alcuni cunicoli nei pressi della Grotta dei Cervi: ebbe modo di udire uno strano rumore di sassi che rotolavano ed un misterioso suono di tamburi provenire dagli impenetrabili cunicoli. Spaventato, l’uomo decise di abbandonare l’escursione ma, nell’estate del 1985, Mattioli si decise ad organizzare un’altra spedizione.

I fenomeni, neanche a dirlo, si ripeterono: l’uomo, oltre ad udire nuovamente quegli strani rumori ed il tam-tam dei tamburi, ebbe anche modo di intravedere una figura umanoide di circa 80 cm di altezza e due luci rosse, come due occhi infuocati. La notizia rimbalzò sui giornali locali che ancora oggi, a distanza di anni, di tanto in tanto i media tornano sulla misteriosa vicenda. L’aspetto che rende ancor più intrigante la vicenda è che la grotta di Porto Badisco, di cui parlò negli anni ’70 anche il celebre Peter Kolosimo, è coperta di incisioni preistoriche che mostrano strane figure nelle quali non pochi hanno visto rappresentazioni di UFO ed extraterrestri.

Nessuno ha mai saputo dare una spiegazione soddisfacente dell’accaduto ed ora che Isidoro Mattioli ha portato per sempre con sé questo segreto, tutte le residue speranze di risolvere questo caso sono riposte nel progettato programma di esplorazione della Grotta dei Cervi con sonde automatiche.

Non è un segreto, invece, che diversi speleologi abbiano percepito le stesse sensazioni di Mattioli, calandosi nel livelli sotterranei più profondi, in diverse parti d’Italia. Uno speleologo milanese, degno della massima fiducia, ha confidato di aver potuto accedere ai livelli più profondi delle gallerie che percorrono la rete sotterranea di Milano (dunque, al di sotto delle fogne e dei viadotti della metropolitana), imbattendosi in tunnel molto più antichi, nei quali l’uomo dice di avere visualizzato delle strane entità dall’aspetto particolarmente malvagio. Quale sia la causa di queste visioni, la mancanza di ossigeno o la reale presenza di creature evidentemente non fisiche, non è ancora dato di saperlo.

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