San Corrado di Baviera: si accendono le luci della festa a Molfetta

San Corrado di Baviera: si accendono le luci della festa a Molfetta

Si avvicina il 9 febbraio, festa liturgica di San Corrado di Baviera. Puntuale, torna l’appuntamento con i fuochi rituali dedicati al santo Patrono della città di Molfetta. Tutti gli eventi in programma per festeggiare il Patrono. Giovedì 8 febbraio in città saranno accesi 11 fuochi. Venerdì 9 gran falò su Corso Dante

“I fuochi di San Corrado” 2018.
La manifestazione riprende un’antica tradizione, di cui si ha notizia sin dal 1530, caduta in oblio nella seconda metà del secolo scorso e da oltre un decennio rivitalizzata. Anticamente, con la collaborazione dell’Universitas (Comune) di Molfetta, veniva acquistata la legna, distribuita poi ai “capistrada”, i quali provvedevano ad accendere i “fuochi” nelle vie di loro competenza.

Torna l’appuntamento con i fuochi rituali dedicati al santo Patrono della città di Molfetta. Tutti gli eventi in programma per festeggiare il Patrono.

Molfetta si prepara a vivere una serata all’insegna della tradizione, musica, gastronomia tipica e animazione. L’evento, organizzato dal Comitato Feste Patronali, con il patrocinio del Comune di Molfetta e dell’Assessorato al marketing territoriale, è dedicato a San Corrado, Patrono della città e della diocesi. Nella serata di giovedì 8 febbraio, a partire dalle 18.30, ben 11 falò saranno accesi in città per merito di Parrocchie, Confraternite, gruppi scout e associazioni che hanno aderito all’iniziativa proposta dal Comitato Feste.

Ma i “fuochi d’allegrezza”, elemento portante della serata che coinvolgerà tutto il territorio molfettese, saranno accompagnati dalla musica popolare, declamazioni sulla vita del Santo eremita, gastronomia tipica e attività ludiche per i più piccoli. Tutti gli enti coinvolti hanno allestito un ricco programma di eventi che terranno sicuramente alto il gradimento tra quanti decideranno di vivere questo bel momento di condivisione.

Falò di San Corrado. Molfetta, Corso Dante, 8 febbraio 2016. Ph Biagio Stoia

La sinergia tra il Comitato Feste e l’Amministrazione comunale ha dato vita ad un evento fino ad ora unico nel suo genere che mira a recuperare la tradizione dei “falò” e, anzi, rilanciarla, grazie al coinvolgimento di commercianti, gruppi musicali, associazioni culturali e di volontariato, favorendo anche l’interazione e la collaborazione fra gli enti e le tante forme di turismo religioso legato alla pietà popolare e alle pratiche tradizionali ampiamente diffuse su tutto il territorio pugliese.

Ma il filo conduttore della serata sarà la beneficenza. Il Comitato, le comunità parrocchiali e gli altri enti impegnati nell’evento non sono rimasti insensibili all’appello lanciato dall’Associazione “Nothing is impossibile” che nasce con l’intento di raccogliere fondi per garantire le cure mediche per la concittadina Pasqua Lisa de Ceglia, colpita da emorragia cerebrale e, attualmente, in stato di coma. Nei pressi di tutti i falò sarà presente un banchetto con un salvadanaio cui sarà possibile convergere donazioni per sostenere la causa a favore della ventottenne molfettese. Siamo certi che la nostra città, come sempre ha dimostrato, saprà tramutare in operazioni caritatevoli concrete tutto l’interesse e la partecipazione già largamente diffuso sulla rete e i social in questi giorni.

Proponiamo di seguito l’elenco dei “fuochi d’allegrezza” auspicando, per l’evento, la massima partecipazione da parte della cittadinanza, dalle ore 19: – Piazza Municipio, a cura della Confraternita di Maria SS. del Carmelo. Animazione della Bassa Musica “L’Armonia” di Molfetta; – Banchina Seminario (Duomo), a cura della Confraternita della Purificazione di Maria SS. e del gruppo Masci della Parrocchia San Corrado. Degustazione di prodotti tipici in collaborazione con “La Panetteria del Borgo”, animazione della Bassa Musica “L’Armonia” di Molfetta; Via Piazza, a cura della Confraternita di Sant’Antonio di Padova. Degustazione di frutta secca e altri prodotti tipici; Piazza Mazzini (corso Dante), a cura del SerMolfetta. Concerto dei “Fabulanova Folk Ensemble”, gastronomia a cura di “Pane & Amore”; Via S. Rocco, a cura della comunità parrocchiale di San Domenico. Musiche a cura di Maria Giancaspero, declamazione della storia di San Corrado a cura di Mimmo de Trizio, degustazione di fave e ceci e animazione con giochi del passato; Parrocchia Santa Famiglia, a cura della comunità parrocchiale. Degustazione di prodotti tipici e attività ricreative; Piazza Paradiso, a cura della Confraternita di Maria SS. Assunta in cielo. Lettura in vernacolo de “La vita di Corrado il Santo” a cura di Cosimo Boccassini, esibizione del gruppo musicale folkloristico “Pietra Viva”, degustazione di prodotti tipici molfettesi; Piazza Michiello, a cura della comunità parrocchiale del Sacro Cuore e della Rettoria del SS.mo Crocifisso. Degustazione di pettole; Parrocchia San Pio x, a cura della comunità parrocchiale. Degustazione del “Calzone molfettese” e giochi di strada; Parrocchia Santa Teresa, a cura della Confraternita di Maria SS. di Loreto e degli scout FSE – Molfetta 1. Animazione della Bassa Musica “città di Molfetta”, degustazione di prodotti tipici; Via Papa Montini (zona 167) a cura dell’esercizio commerciale “Caffetteria Venere”. Esibizione del gruppo “I Girodido”, animazione della Bassa Musica “città di Molfetta” e degustazione di prodotti tipici

Venerdì 9 febbraio, il Comitato Feste Patronali invita tutta la cittadinanza a partecipare al Solenne Pontificale in onore di San Corrado che si terrà in Cattedrale alle ore 19 e a partecipare all’accensione del grande falò in corso Dante alle ore 20. Previsti anche spettacoli di giocolieri e sputa fuoco. Nota del Comitato Feste Patronali Molfetta

“Sen Gherrare du Vierne”. Manifesto del 2015

I fuochi di San Corrado: la riscoperta dell’antica tradizione

Un tempo, per le strade della città, erano tanti i cittadini che accendevano un fuoco nel ricordo dell’evento. Oggi grazie all’efficace collaborazione di Parrocchie, Confraternite, gruppi scout, associazioni ed esercenti il Comitato Feste Patronali di Molfetta vuole dare nuovo impulso all’antica usanza nel giorno della vigilia della Festa. Giovedì 8 febbraio, dunque, in ben 11 zone della città, saranno accesi altrettanti fuochi d’allegrezza. Ciascuno degli enti promotori organizzerà delle attività complementari con cui allietare la permanenza dei visitatori. Sarà l’occasione per rivivere la nostra storia, rinverdire la tradizione, e riscoprire alcune bellezze del nostro territorio.

La tradizione di accendere il falò in onore di San Corrado deriva da una antichissima tradizione di costume locale, che ricorda l’arrivo delle spoglie del venerato monaco di Baviera nella città di Molfetta. La leggenda narra che nel XIV secolo, appresa la notizia della morte di San Corrado, i molfettesi siano andati a trafugarne i resti dalla città di Modugno per darne sepoltura nell’attuale Duomo di San Corrado sul porto di Molfetta. Tornati in città a notte fonda, i fedeli avrebbero trovato le porte del Duomo sbarrate e deciso così di attendere l’alba in compagnia di un falò per riscaldarsi dal gelo pungente. Per cibarsi avrebbero arrostito dei legumi donati loro dai marinai di un veliero mercantile che si trovava alla fonda nelle acque del porto. Nei secoli successivi, i cittadini hanno ricordato lo storico evento accendendo dei fuochi nelle strade dei quartieri. 

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Rovine della chiesa dell’abbazia di Morimond. Situata nella diocesi di Langres, Morimond fu fondata nel 1115 dal conte Odolric (o Ulric) d’Aigremont e da sua moglie Adeline de Choiseul, con dei monaci venuti da Cîteaux sotto la guida del primo abate Arnold.

Corrado di Baviera, il monaco cistercense venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Tutta la storia

Corrado naque a Ravensburg, in Svevia, attorno al 1105, da Enrico IX di Welf detto il Nero e Wulfilde di Sassonia. Enrico divenne nel 1120 duca di Baviera, succedendo al fratello Guelfo V. Gli successe nel 1126 il primogenito Enrico X il Superbo, mentre il secondogenito Guelfo VI divenne duca di Spoleto. Le figlie Giuditta, Matilde e Wulfilde contrassero importanti matrimoni, e da Giuditta, sorella maggiore di Corrado, nacque l’imperatore Federico Barbarossa. Tra gli avi di Corrado bisogna annoverare S. Corrado di Costanza.
Essendo il minore tra i figli maschi, educato negli studi letterari, fu avviato dai genitori alla carriera ecclesiastica presso Colonia con l’intento di farlo succedere all’Arcivescovo Federico, suo cugino paterno. In questo periodo il giovane si ornò di virtù tali da essere considerato degno di sommo onore, suscitando ammirazione tra il clero e il popolo. Si istruì negli studi superiori e nella disciplina ecclesiastica, in diritto canonico e civile.
Ma in quel periodo il suo animo si infervorò ascoltando la predicazione di Arnoldo, abate cistercense di Morimond. Comprese che la sua vocazione era quella monastica e, trasgredendo alle aspettative della famiglia, abbandonò gli onori del proprio rango per abbracciare, ancora adolescente, la severa regola dell’Ordine Cistercense presso Morimond.

Molfetta trionfo dei patroni
“Il trionfo dei Patroni di Molfetta”
Antica stampa raffigurante San Corrado di Baviera in estasi davanti all’apparizione di un angelo recante l’icona della Regina dei Martiri.

Poco dopo Arnoldo avviò una spedizione in Terra Santa per la fondazione di un monastero, coinvolgendo i monaci di Morimond e suscitando la disapprovazione di S. Bernardo di Chiaravalle, colonna dell’Ordine, convinto che in quel periodo in Palestina fossero necessari soldati piuttosto che monaci. In due epistole, una inviata al canonico Brunone dei conti di Berg e Altena, e l’altra inviata a Papa Callisto II, egli cercò un appoggio per impedire la spedizione, dato che tra i monaci coinvolti vi era Corrado, il nobile giovane trascinato via da Colonia qualche anno addietro con grande scandalo.
All’inizio del 1125 Arnoldo morì all’improvviso, e l’impresa fallì. Ma Corrado proseguì da solo il pellegrinaggio, attratto dal fascino mistico della terra di Gesù. Varcò le Alpi e, raggiunta la Puglia, visitò i Santuari di S. Michele sul Gargano e di S. Nicola a Bari, tappe obbligate per i pellegrini diretti in Palestina. Tuttavia, sfinito dal viaggio intrapreso con mezzi di fortuna, si ammalò prima di imbarcarsi, e trovò rifugio presso la comunità benedettina di S. Maria ad Cryptam nell’agro di Modugno, nella diocesi di Bari. Corrado visse gli ultimi mesi della sua breve vita in una grotta adiacente alla cappella, facendo esperienza di monachesimo eremitico, pregando, digiunando e dormendo sulla roccia nuda. Egli suscitò grande ammirazione nella gente del posto, che cominciò subito a ricorrere alla sua intercessione. Morì probabilmente nell’inverno tra il 1125 ed il 1126, poco più che ventenne. La tradizione fissa il giorno della morte al 17 marzo. Il suo corpo venne inumato nella cappella di S. Maria ad Cryptam, e la tomba divenne meta di pellegrinaggi.

Icona di San Corrado di Baviera (di Chiaravalle) Monaco e eremita raffigurato con il Duomo di Molfetta
Icona di San Corrado di Baviera (di Chiaravalle) Monaco e eremita raffigurato con il Duomo di Molfetta

Nel 1309 quella comunità benedettina venne soppressa, ed i molfettesi, il 9 febbraio di un anno imprecisato, si impossessarono del corpo. Col gesto di inumarne i resti nella Cattedrale, Corrado veniva riconosciuto Santo Patrono di Molfetta, ed un messale del XIV secolo testomonia che già in quel periodo al 9 febbraio era fissata la festa della “Traslatio Sancti Corradi Confessoris”, celebrata con una messa propria.
Più volte S. Corrado ha manifestato la sua potente intercessione. Ad esempio nei periodi di siccità portando in processione la reliquia del suo cranio si è ottenuta spesso la pioggia.
Famoso è un episodio del 1529 quando, essendo di notte la città assaltata di sorpresa dalle truppe francesi del conte Caracciolo, i cittadini si sentirono chiamare nel sonno da un guerriero che li andava avvertendo del pericolo imminente. Essi, raggiunte le mura, videro nel mezzo di un bagliore la Madonna dei Martiri, S. Corrado, nel quale riconobbero il misterioso guerriero, e S. Nicola. L’esercito francese, atterrito, fuggì.

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Il busto d’argento, nella cui testa è conservato il teschio del santo, fu un dono della cittadinanza a ringraziamento dello scampato pericolo dalla terribile pestilenza che colpì tutti i paesi viciniori nel 1656. Costò 800 scudi

Molfetta fu immune per sua intercessione da molte epidemie, tra cui la pestilenza del 1657, e per riconoscenza fu raccolto dell’argento per far scolpire un busto in cui conservare il suo cranio. Gli è stato attribuito anche il potere di placare tempeste, alluvioni e terremoti. Con lo spostamento della sede episcopale, il 10 luglio 1785 le reliquie vennero trasferite nella nuova Cattedrale, e il Duomo Vecchio, prima intitolato all’Assunta, venne a lui dedicato.

Il 7 aprile 1832, sotto il pontificato di Gregorio XVI, si concluse a Roma il processo di canonizzazione equipollente. Corrado fu proclamato Santo, e nel 1834 giunse la messa propria, la cui preghiera di colletta, tradotta in italiano nel 1967, esclama: “O Dio, tu hai voluto che il Santo Confessore ed Eremita Corrado divenisse cittadino della patria celeste, concedi benigno che, nella sua solennità, disprezzando gli affetti disordinati delle cose terrene, siamo infiammati dal desiderio delle realtà celesti”.

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Teca d’argento e cristallo

Dal 1893 il corpo è custodito in una teca mobile d’argento e cristallo, spostata nel 1981 nella cappella dei SS. Pietro e Paolo della Cattedrale. In una cassaforte si conserva il busto argenteo contenente il teschio, ed il reliquiario della terza vertebra cervicale, portato un tempo al capezzale dei moribondi. Frammenti delle ossa sono sparsi nelle varie chiese della città. A Modugno si conservano le falangi del pollice destro nella Cattedrale, ed un frammento osseo presso il Santuario di S. Maria ad Cryptam.
Per secoli si ritenne che Corrado fosse morto anziano, e come tale fu rappresentato, con barba bianca, cappa e bordone da pellegrino. Compaiono spesso il cilicio e il teschio, simboli dell’automortificazione, e corona e scettro abbandonati al suolo, segno delle origini nobili.
La festa liturgica cade il 9 febbraio, giorno della traslazione. Il 17 marzo si commemora il transito. La seconda domenica di luglio si festeggia il trasferimento delle reliquie nella nuova Cattedrale. (Autore: Pietro Angione – Fonte: Bibliotheca Sanctorum)

Le leggende sul santo

C'era una volta... la festa patronale di San Corrado di Cosmo Tridente
C’era una volta… la festa patronale di San Corrado, di Cosmo Tridente

Una prima leggenda che si tramanda di padre in figlio da secoli, racconta che nel cammino verso la Terra Santa, giunto in Puglia, terra di imbarco per i pellegrini che dovevano raggiungere l’altra sponda del Mediterraneo, Corrado sostò presso il monastero di Santa Maria ad Cryptam, nel territorio dell’attuale città di Modugno, dove tra i pellegrini in partenza o in ritorno da Gerusalemme, ebbe modo di stringere una amicizia particolare con alcuni molfettesi, pescatori, che gli portavano sempre del pesce fresco, frutto del loro lavoro, in segno di amicizia. Per questo motivo, secondo la leggenda, nacque il legame di San Corrado con Molfetta e questa fu la ragione anche della contesa tra i molfettesi e i modugnesi alla morte dell’umile monaco, per chi avesse dovuto custodire il Santo corpo. .

Un’altra leggenda racconta invece che dovendo affidare l’ardua decisione su chi dovesse custodire i Sacri Resti, tra i modugnesi e i molfettesi, si decise di invocare la provvidenza divina, in pratica, si decise di porre il corpo su un carro trainato da buoi. Condotto fino al bivio tra Molfetta e Modugno, i due animali vennero lasciati liberi di incamminarsi verso una delle due strade secondo la loro volontà, ed essi intrapresero il loro cammino verso Molfetta.

Un’altra leggenda racconta che, arrivati alle porte dell’antica Cattedrale molfettese (l’attuale Duomo di San Corrado), i molfettesi, essendo arrivati a sera tarda, trovarono la chiesa già chiusa… Per ripararsi dal freddo, decisero dunque di preparare un bel falò davanti all’edificio, per riscaldarsi e per arrostire ceci e fave. Era il 9 febbraio di un anno imprecisato… Ed è proprio il 9 di febbraio che la tradizione impone di allestire un grande falò, in onore del Santo di Baviera, Patrono della città di Molfetta. Attorno a questo grande falò da secoli si riunisce il popolo molfettese, non solo per commemorare il Santo, ma anche mitigare il freddo di una serata in pieno inverno.

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