Oriana Fallaci, 11 anni fa moriva la più famosa giornalista italiana
domenica 17 dicembre 2017

Oriana Fallaci, 11 anni fa moriva la più famosa (e discussa) giornalista italiana

Il suo articolo sull’attentato alle Torri Gemelle suscitò enorme dibattito, non solo nel nostro Paese. Il suo insegnamento sui rischi del fondamentalismo islamico è ancora vivo.

Oriana Fallaci – scrittore. È scritto sulla lapide nel cimitero degli Allori a Firenze. Lei volle così. Indubbio che Oriana Fallaci sia stata una scrittrice notevole (da Lettera a un bambino mai nato a Un Uomo a Un cappello pieno di ciliege, e senza scorrere tutto il lungo elenco delle pubblicazioni basti sapere che ha venduto qualcosa come 20 milioni di copie in tutto il mondo). La Fallaci, tuttavia, è stata soprattutto una giornalista. La più famosa, citata, discussa giornalista italiana.
La Fallaci aveva ragione: “Stiamo diventando colonia dell’Islam”

A lei darebbe fastidio tutto questo clamore. Eppure, undici anni dopo la morte, continuiamo a parlare di Oriana Fallaci, dei suoi libri-denuncia contro i rischi del fondamentalismo islamico e la colpevole inerzia dell’Occidente. Subito dopo la tragedia dell’11 Settembre partì all’attacco con “La Rabbia e l’Orgoglio”, poi vennero “La Forza della Ragione”, “Oriana Fallaci intervista se stessa” e “L’Apocalisse”.

Riscosse successo ma anche critiche feroci. In Francia finì sotto processo con l’accusa di razzismo religioso e xenofobia. Non gli andò meglio in Svizzera, da dove partì una richiesta di estradizione al nostro ministro della Giustizia. E anche in Italia fu accusata di vilipendio all’Islam. Grazie al coraggio che non le era mai mancato (a 14 anni aveva fatto la vedetta per i partigiani, nella sua Firenze), proseguì la sua campagna volta a risvegliare “l’orgoglio” di un popolo, per evitare di abbassare la testa e soccombere di fronte all’ignoranza e alla cieca violenza degli integralisti. Per i suoi libri e le sue idee, scrisse con malcelato sdegno sparando a zero contro tutti, “la sinistra al caviale e la destra al fois gras ed anche il centro al prosciutto mi hanno denigrata vilipesa messa alla gogna insieme a coloro che la pensano come me”.

Non si stancò mai di denunciare il colpevole lassismo della civiltà occidentale che, minacciata dal fondamentalismo islamico, come un pugile suonato è incapace di difendersi. Lei voleva che l’Occidente alzasse i pugni, montasse la guardia e si difendesse restituendo i colpi presi. La scrittrice fiorentina puntava il dito contro gli innumerevoli errori politici compiuti nel corso degli ultimi decenni, con una politica dell’accoglienza senza regole che, di fatto, ci poneva in una posizione supina verso chi avremmo dovuto accogliere. Era convinta di una cosa Oriana: stiamo assistendo al tentativo di islamizzazione dell’Occidente. E tutto ciò non avviene per caso ma è insito nel Corano stesso ed è testimoniato da oltre un millennio di conflitti e ostilità tra musulmani e cristiani. Lo scontro di civiltà, volenti o nolenti, era (ed è) già in atto.

Le decapitazioni di Isis e gli allarmi della Fallaci
Le decapitazioni di Isis e gli allarmi della Fallaci

Sul dialogo tra civiltà la Fallaci non aveva dubbi. Leggete cosa scriveva: “Apriti cielo se chiedi qual è l’altra civiltà, cosa c’è di civile in una civiltà che non conosce neanche il significato della parola libertà. Che per libertà, hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù». Che la parola hurryya la coniò soltanto alla fine dell’Ottocento per poter firmare un trattato commerciale. Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli esplosivi, le teste tagliate. Che dei Diritti dell’Uomo da noi tanto strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole neanche sentirne parlare. Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei Diritti Umani compilata dall’Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba. Apriti cielo anche se chiedi che cosa c’è di civile in una civiltà che tratta le donne come le tratta. L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. È incompatibile col concetto di civiltà”.

Con una frase al vetriolo Oriana fece arrabbiare persino gli anarchici. In un’intervista a un giornale americano (The New Yorker) si disse indignata per la costruzione di una moschea a Colle Val d’Elsa (Siena): “Se sarò ancora viva andrò dai miei amici di Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e lo faccio saltare per aria. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. Quindi, lo faccio saltare per aria”. Aveva il gusto dell’iperbole e le piaceva provocare. Sapeva anche le sue idee avrebbero scatenato un putiferio. La Federazione anarchica italiana si dissociò e la definì “guerrafondaia”.

Intervista di Oriani Fallaci a Khomeini
Intervista di Oriani Fallaci a Khomeini

Nella sua lunga carriera giornalistica la Fallaci mise in fila una serie di interviste una più importante dell’altra: re Hussein di Giordania, Yasser Arafat, Reza Pahlavi, Haile Selassie, Henry Kissinger, Indira Gandhi, Golda Meir, Deng Xiaoping, Willy Brandt, Muammar Gheddafi e l’ayatollah Khomeini. Di fronte a quest’ultimo la leggenda narra che Oriana si tolse il chador che aveva dovuto indossare per forza. Come dicevamo all’inizio, alla Fallaci non mancava il coraggio. E lo ebbe sino alla fine, combattendo contro il cancro ai polmoni che l’aveva colpita e di cui lei non aveva paura di parlare, definendolo “l’alieno”.

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Oriana Fallaci. Una giornalista, una donna, mai dimenticata dal suo pubblico. Da coloro che hanno letto i loro libri e hanno condiviso le sue idee sul mondo islamico. “Le sue parole sono profetiche”, dicono oggi in molti rileggendo quello che la celebre giornalista scrisse nei suoi libri. Le teorie sull’Eurabia e sul significato dell’immigrazione hanno fatto e fanno discutere, dando una chiave di lettura su quello che accade oggi.

“Voglio morire nella torre dei Mannelli – scrisse Oriana – guardando l’Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata”. Rientrò in Italia ma non poté spegnersi, come desiderava, nella torre del Mannelli. Morì nella clinica Santa Chiara di Firenze. Oriana è sepolta a Firenze nel cimitero degli Allori (rito evangelico) che ospita anche tombe di atei, musulmani e ebrei. Accanto alla tomba di famiglia c’è un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, l’uomo-eroe che aveva amato e da cui aspettava un figlio (che perse) e a cui dedicò un libro, il toccante Lettera a un bambino mai nato. “Stanotte ho saputo che c’eri – si legge nell’incipit – una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. Mi si è fermato il cuore”. Anche questa era Oriana.

Articolo di Orlando Sacchelli, pubblicato sul quotidiano “ILGIORNALE” il 15/09/2014, riproposto ai lettori di Molfetta Discute ad undici anni dalla scomparsa della grande scrittrice e giornalista italiana.


Undici anni fa, il 15 settembre 2006, moriva la giornalista italiana più conosciuta nel mondo. I suoi libri hanno venduto oltre 20 milioni di copie. Oriana Fallaci è una delle poche autrici italiane tradotte all’estero. 

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L’11 Settembre visto da Oriana Fallaci
«Quell’11 settembre pensavo al mio bambino, dunque, e superato il trauma mi dissi: “Devo dimenticare ciò che è successo e succede. Devo occuparmi di lui e basta. Sennò lo abortisco”. Così, stringendo i denti, sedetti alla scrivania. Ripresi in mano la pagina del giorno prima, cercai di riportare la mente ai miei personaggi. Creature d’un mondo lontano, di un’epoca in cui gli aerei e i grattacieli non esistevano davvero. Ma durò poco. Il puzzo della morte entrava dalle finestre, dalle strade deserte giungeva il suono ossessivo delle ambulanze, il televisore lasciato acceso per l’angoscia e lo smarrimento lampeggiava ripetendo le immagini che volevo dimenticare».

I suoi ultimi libri

Nel 1990 esce Insciallah, romanzo ambientato nella guerra civile in Libano. Dopo l’uscita del libro andrà a vivere stabilmente a New York, dove decise di dedicarsi unicamente alla stesura dei suoi ultimi libri. Ma poi arrivò l’11 settembre, in cui prese una posizione netta e scrisse una trilogia: La rabbia e l’orgoglio, La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse.

La rabbia e l’orgoglio, Rizzoli 2001. Il libro riprende con varie aggiunte un lunghissimo articolo pubblicato dal quotidiano Il Corriere della sera il 29 settembre 2001. Il tono è quello di un pamphlet contro le dittature, il terrorismo, l’estremismo e il fanatismo religioso nati dall’Islam, ma anche contro la mediocrità dei governanti che, celandosi dietro il linguaggio politicamente corretto, tollerano e in certi casi favoriscono il propagarsi della cultura islamica nell’Occidente. Il libro ha suscitato molte critiche e polemiche per il suo taglio duro e per certe affermazioni che, inizialmente attribuite allo shock per gli attentati, in seguito sono state confermate dall’autrice e riprese nel libro successivo.

La forza della ragione, Rizzoli 2004. Libro di denuncia verso il declino culturale dell’Occidente e il pericolo rappresentato dagli immigrati musulmani che avendo un tasso di natalità più alto degli occidentali rischiano di trasformare l’Europa in “Eurabia”. In questo libro, inizialmente concepito come un post scriptum del precedente, la Fallaci risponde ai violenti attacchi ricevuti da gruppi islamici, gruppi politici e movimenti facenti riferimento soprattutto alla sinistra a seguito della pubblicazione del volume del 2001. Contiene riferimenti a Mastro Cecco, alla cui figura l’autrice si richiama, un poeta-astronomo condannato per eresia dal Sant’Uffizio e bruciato vivo sul rogo nel 1328 insieme alle copie del suo libro, La Sfera Armillare

Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, Rizzoli 2004. Volume uscito nel mese di agosto per i lettori del Corriere della sera; vendette 800.000 copie nella sola estate.

Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse, Rizzoli 2005. Esce in libreria Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci con un nuovo titolo, varie aggiunte (la Fallaci narra il suo incontro con Bin Laden) e un nuovo capitolo (L’Apocalisse). È l’ultimo libro pubblicato prima della morte (nelle ultime pagine parla proprio di quest’argomento).

La Storia siamo noi - Giornalismo Oriana Fallaci - Oltre la rabbia e l`orgoglio
La Storia siamo noi – Giornalismo
Oriana Fallaci – Oltre la rabbia e l`orgoglio
Oriana Fallaci è stata una voce appassionata e coraggiosa; inviata in prima linea sui fronti di guerra, intraprendente e aggressiva, ha discusso con le più alte personalità della politica internazionale e ha cambiato il modo di fare giornalismo in Italia; con i suoi 13 libri ha venduto più di venti milioni di copie in tutto il mondo.

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