Puglia, la grande fuga Ventimila giovani partiti
domenica 17 dicembre 2017

Puglia, la grande fuga: ventimila giovani partiti

I dati Istat sugli under 30 che hanno deciso di lasciare la regione. Gesmundo: «Si scappa dal poco lavoro che quando c’è è precario».

Secondo un’indagine Istat, commissionata dal periodico L’Espresso, Molfetta è tra le prime città in Italia e decisamente la prima in Puglia, per decremento percentuale della popolazione giovanile (tra 18 e 30 anni).

Una fuga che deve far riflettere: dal 2008 a oggi hanno abbandonato la Puglia 20 mila giovani under 30. Sarà per studio e per lavoro, fatto sta che gran parte delle energie vitali della società pugliese si sposta privando le comunità delle qualità necessarie a supportare la crescita economico-sociale dei comuni. La denuncia arriva dalla Cgil che ha rielaborato i recenti dati forniti dall’Istat. Il risultato? Tredici città pugliesi figurano nella top 50 se si considera la percentuale tra popolazione nella fascia d’età 18-30 e che va via. La classifica è guidata da Molfetta con il 14,3% di giovani che emigra seguita da Modugno (13,3%), San Severo (12,6%), Martina Franca (11,3%) e Taranto (11,2%). Sono dodici invece i comuni inseriti nella graduatoria per valori assoluti. Con Taranto terza in Italia che ha visto emigrare 3.643 giovani, Bari sesta con 2.971 e Foggia nona con 2.599.

Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia

«Ci affanniamo a discutere, polemizziamo — attacca Giuseppe Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia —, ci scontriamo con punti di vista a volte divergenti su tempi e politiche da mettere in campo per lo sviluppo della nostra regione. Ma mentre tutto questo avviene il rischio sempre più forte è che perdiamo il soggetto principale del nostro agire, i giovani. I dati sono spaventosi. L’emigrazione giovanile rischia di portare a una desertificazione sociale che condannerebbe definitivamente questa regione, e la riflessione vale per l’intero Mezzogiorno. Se non si agisce in fretta, con investimenti pubblici, se non si torna indietro da una strada che attacca il lavoro e i diritti, se non si moltiplicano le iniziative di sostegno all’occupazione giovanile, gli effetti dell’estrema precarizzazione saranno questi».

Leggi anche, su Molfetta Discute: “Giovani che lasciano Molfetta: Isa de Bari e Tommaso Minervini a confronto”.

Sui motivi che portano i ragazzi a lasciare la Puglia in modo definitivo Gesmundo non ha dubbi: «In primis per università di altre regioni che magari per investimenti, servizi e possibilità di lavoro offrono più garanzie. Chi studia nelle nostre università va via per le scarse opportunità di valorizzazione dei propri percorsi di formazione. Si scappa poi dal poco lavoro che quando c’è è precario, insicuro, non permette di costruire progetti di vita. E quasi sempre presenta zone di grigio, con sottosalario e mancato rispetto di orari e diritti, se non proprio in nero. Dati che dovrebbero allarmare il governo nazionale, i nostri rappresentanti istituzionali, le controparti sociali. Perché insistere sull’attacco ai diritti, pensare che rendere più deboli i lavoratori avrebbe spinto le imprese a investimenti, ad assumere, sono ricette che si sono rivelate fallimentari. Potrà aumentare di un punto percentuale l’occupazione, ma mentre perdiamo lavoro stabile guadagniamo stagionali, interinali, precari. E non sarà questo a frenare l’emigrazione giovanile, anzi la incentiva. Non sarà questo a garantire la ripresa economica o dei consumi, perché si è all’assurdo che è povero anche chi lavora».

Gesmundo pone l’accento sulle misure da mettere in campo per salvare un patrimonio così prezioso. «Nell’assegnazione dei fondi strutturali — conclude il segretario generale della Cgil Puglia — la Regione, grazie anche all’indirizzo voluto dal partenariato sociale, ha orientato i finanziamenti verso l’innovazione e la creazione di occupazione. È un buon segnale così come sta producendo risultati l’iniziativa “Pin” dell’assessorato alle Politiche giovanili. Crediamo sia necessario un tavolo interassessoriale che assieme alle parti sociali affronti la drammatica emergenza giovanile e la necessità di utilizzare tutti gli strumenti possibili per creare occupazione stabile e di qualità. Sia guardando alle politiche industriali, che a quelle formative o alle occasioni di autoimprenditorialità. Tutto per restituire una speranza, una prospettiva ai nostri giovani che meritano di vivere in Puglia».