L’impegno civico che scaturisce da una candidatura

L’impegno civico che scaturisce da una candidatura

La cosa pubblica è una cosa seria (“Res publica est res gravis”). Sembra uno slogan ad effetto ma è soltanto un grido disperato che oggi va necessariamente ripetuto sino allo sfinimento.

Molfetta, panorama della città vecchia vista dal mare. Sullo sfondo il Duomo Vecchio – Ph Maria Cappelluti – Page: Appunti di viaggio di Maria Cappelluti
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Una storia che vi farà riflettere: la vicenda di Spertia e Buli. Quando la libertà vale più del potere

L’impegno civico che scaturisce da una elezione deve essere qualcosa di molto serio, che non può essere circoscritto negli angusti spazi degli atteggiamenti improvvisati e dei giudizi superficiali, generici e infantili su problematiche molto serie e complesse che influiscono sul destino di una comunità.

Amministrare una Città, rappresentarla nel suo massimo consesso cittadino, è cosa tremendamente seria che comporta una decisa maturità politica. Molti oggi giocano con la politica senza averne mai imparato la deontologia, le regole e soprattutto il rispetto, quella cosa che se non riesci a darla, difficilmente puoi pretendere di riceverla. Spargere continuamente rabbia e veleno porta altra rabbia e veleno, non certo confronto serio e costruttivo nell’interesse del bene comune di una città.

Quasi tutti hanno dimenticato che la contesa politica, seppur accesa, nell’arena consiliare, si dovrebbe esaurire subito dopo aver terminato i lavori del Consiglio comunale. Il confronto politico è una cosa, il reciproco rispetto personale è altra cosa e dovrebbe prescindere sempre dalle diatribe politiche. Gli uomini sono uomini, a prescindere dal fatto che siano politici o meno, ma in quanto uomini si devono rispettare. Contesa politica e rispetto reciproco, devono viaggiare parallelamente. Una semplicissima regola di civiltà che è venuta meno negli ultimi anni a Molfetta.  

Il distacco costante e perpetuo dalla realtà, dai problemi e dalle vicende reali che investono la comunità, l’incapacità di riconoscersi come amministratori di tutti e non come esponenti solo della propria fazione politica o del proprio schiarimento o peggio ancora della propria “comitiva di amici”, la banale incapacità di accettare le critiche a cui ogni ruolo pubblico è assolutamente esposto: questi sono gli elementi caratterizzanti dell’infantilismo in politica. Il rinnovamento, se tale è, non ha bisogno di armarsi di odio e violenza verbale a gettito continuo.

I cittadini votano, eleggono dei rappresentanti per essere ben governati, non certo per farsi addomesticare culturalmente e ideologicamente. Quando si amministra una città non lo si fa per una parte politica, si amministra per i cittadini tutti, guidati da un’idealità che governa le scelte e l’individuazione degli obiettivi da raggiungere.

Il concetto di rappresentanza dell’intera comunità, in questi ultimi anni, è stato abbondantemente violentato. E’ per questo che la comunità ha necessità di una politica matura, fatta di modi di interpretare l’azione politica autorevoli. L’intera comunità ha un disperato bisogno di autorevolezza e padronanza piena del proprio ruolo politico da parte dei suoi vertici.

Accusare continuamente i propri avversari di tutto e del contrario di tutto non è mai cosa positiva.  Quando si amministra, si ha la responsabilità di governare la convivenza, di farsi carico dei costi della convivenza stessa, di garantire a tutti, in qualsiasi momento, i servizi base, gli strumenti necessari per superare gli ostacoli e colmare le differenze e dove necessario garantire supporto e assistenza. Ma, c’è sempre un ma, tutto questo non può accadere se non si costruiscono delle relazioni di ascolto e partecipazione reali, se non si sanno leggere i bisogni del territorio e mediarli con il progetto iniziale e le risorse a disposizione, non può accadere se non si costruisce una rete di relazioni fatte di persone vere. Se non c’è, alla base di tutto, il rispetto!

Il Rasoio di Occam

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